.

oxymore
Pessimismo ideologico

Il blog Oxymore fa fede all’articolo 21 della Costituzione Italiana: “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione". Oxymore non è una testata giornalistica ed è aggiornato senza nessuna periodicità. Non può pertanto considerarsi un prodotto editoriale ai sensi della legge n. 62/2001, non è soggetto agli obblighi previsti dall’art.5- legge 47/1948 relativi alla registrazione presso il tribunale per le testate giornalistiche.
politica interna
28 aprile 2012
Italia, premiato europeo per gli omicidi intrafamiliari

Un'emergenza sociale è stata lanciata in Italia dopo il censimento di 50 donne uccise in soli 4 mesi e quasi tutte per mano del fidanzato o dell'ex.

L'ultima vittima si chiamava Vanessa Scialfa ed aveva 20 anni. È stata strangolata con il cavo del lettore Dvd, poi soffocata con un fazzoletto imbevuto di candeggina. A commettere l'omicidio fu il suo compagno e convivente, Francesco Mario Lo Presti, 34 anni, dopo aver sentito la sua fidanzata pronunciare il nome dell'ex. Dopo il delitto commesso ad Enna, Lo Presti ha avvolto il corpo in un lenzuolo, lo ha caricato in macchina e si è diretto verso la statale Enna-Caltanissetta. Giunto sul cavalcavia che sovrasta la zona dell'ex miniera di Pasquasia, Lo Presti ha gettato giù il corpo e si è reso alla polizia per segnalare la scomparsa della fidanzata. Dopo ore di interrogazioni, per farlo confessare, gli investigatori hanno fatto ricorso ad un trucco dichiarando, “Abbiamo trovato Vanessa, è viva”, e Francesco Lo Presti confuso, è scoppiato a piangere, “Non è possibile ho fatto una fesseria, non può tornare più”.

La storia di Vanessa è una storia ricorrente come ne riferisce la criminologa Roberta Bruzzone, consulente di Telefono Rosa, tra i massimi esperti di violenza sulle donne. “L'omicidio generalmente è preceduto da segnali: ossessioni, gelosie, liti furiose, vere e proprie persecuzioni. La violenza in famiglia è in aumento ed i dati di quest'anno sono ancora più preoccupanti dei precedenti: una donna viene uccisa ogni due o tre giorni”. La criminologa si accorge di una sottovalutazione di questo fenomeno che va di pari passo con “un aumento dei casi di omicidi e di maltrattamenti. Oggi c'è un clima sociale che spinge all'esasperazione e la coppia e' il luogo dove si manifesta il lato peggiore di un individuo, specialmente se violento. Ecco perché e' pericoloso accettare anche il primo schiaffo: perché dopo, quasi sicuramente, ne seguiranno altri e sarà sempre peggio”. Quindi questi segnali dimostrano che le future violenze e nell'estremo, i futuri omicidi possono essere evitati. Basta agire uscendo dal silenzio, denunciando chi maltratta ed accettando di essere una vittima e non più colpevole della violenza subita. Nessun di questi gesti devono essere legittimati.

Roberta Bruzzone prosegue le sue osservazioni: “La violenza intrafamiliare è assolutamente trasversale. Non riguarda solo contesti sociali depressi ma anche famiglie benestanti e socioculturalmente di un certo livello. Ci sono anche imprenditori 'stalker'. Vanno sfatati certi tabù. Questi omicidi non sono 'delitti passionali' o 'raptus di follia' ed è improprio usare questi termini. Sono omicidi premeditati e lucidi. Spesso le vittime vengono prima torturate psicologicamente e poi massacrate con efferatezza. In tanti anni di indagini di gente che ha ucciso in preda ad un raptus ne ho vista pochissima. Di 'passionale' in questi delitti non c'è nulla. Sono delitti d'odio. Uccidere, per questi uomini, è una forma di controllo delle vittime. Il delitto passionale non ha nulla dell'amore”.

Per aiutare queste donne, esistono centri antiviolenza in Italia ma sono pochissimi. Se ne contabilizza 62 mentre bisognerebbe averne uno ogni 10 mila abitanti. E non tutti i centri fanno accoglienza giorno e notte. I sportelli quindi risolvono solo a metà questo fenomeno. Maria Grazia Passuello, presidente dell'istituzione Solidea, nella Provincia di Roma, racconta che “da gennaio a fine febbraio sono 27 le donne che hanno chiesto ospitalità a Solidea ma non siamo stati in grado di offrirgliela. Serve una legge quadro che riconosca il ruolo dei centri antiviolenza e preveda finanziamenti certi”. Senza il sostegno del governo e la reale coscienza dello sviluppo di questo fenomeno sociale, l'Italia dimostrerà sempre più di essere l'esponente europea degli omicidi intrafamiliari.

calcio
21 aprile 2012
La “Vecchia Signora” francese

Quando si pensa alla Juventus, si pensa inevitabilmente al suo mitico capitano Alessandro Del Piero. Ma la sua caratteristica più antica è la maglia bianconera indossata dai francesi. L'epopea francese a Torino cominciò il 18 agosto 1982 con la prima selezione di Michel Platini. La prima di una brillante carriera col numero 10. Attaccante feticcio di Giovanni Agnelli da farlo fremere, Platini infiammò lo stadio con la sua eleganza come se ogni erbetta del campo fosse la pelle dei tifosi. Dai suoi tre palloni d'oro '83, '84 e '85 e numerosi altri titoli, il Re aprì le porte torinesi dieci anni dopo a Didier Deschamps che segnò la storia della Juve con tre scudetti e agitando i più grandi campionati europei. Opera che proseguirà anni dopo allenando la “Vecchia Signora”. La Juventus diventa una macchina a vincere e nel 1996 vi arrivò Zinedine Zidane. Il numero 21 s'imporrà presto come il miglior giocatore al mondo. Il suo talento si aguzzò sempre più fino a far vincere alla Juve i scudetti '97 e '98, la supercoppa italiana '97, la supercoppa europea '96 e la coppa intercontinentale '96. La squadra bianconera è più scintillante che mai. Quel vento di successo portò nel 2000 il compatriota David Trezeguet che risultò il miglior cannoniere stagionale della Juventus con 14 gol in 25 presenze. L'anno dopo fu titolare e venne premiato miglior cannoniere del campionato italiano con 24 gol formando con Alex Del Piero una coppia d'attacco irresistibile. Il “made in France” continuava a far brillare le due stelle presenti sul petto e di alzare il coro juventino nei gradini. Una tale fama attrae nel 2001 “la pantera nera” Lilian Thuram. Diventò subito il pilastro centrale della difesa della squadra di Marcello Lippi. Dopo vari successi, lascerà però la Juve nel 2006 dopo lo scandalo di Calciopoli che mandò la squadra torinese in Serie B. Nel frattempo, erano arrivati Patrick Vieira che cominciò la stagione in maniera esaltante segnando 3 gol decisivi e risultando partita dopo partita sempre più insostituibile e Jonathan Zebina che partecipò alla conquista del 28esimo e del 29esimo scudetto. Pure dopo il loro annullamento e la retrocessione, Zebina portò la maglia bianconera. Meno rilevante ma da notare, Thierry Henry nel 1999 e Jean-Alain Boumsong nel 2006 hanno fornito una discreta collaborazione al prestigio della squadra. Siamo gli abbracci dopo una vittoria, siamo le lacrime dopo una disfatta, siamo i francesi della Juventus.

CULTURA
15 aprile 2012
Giro delle leggende metropolitane universitarie

Si dice che gli italiani sono molto credenti ma sembra che siano anche molto superstiziosi. In effetti, varie leggende metropolitane animano il mondo universitario. Certi studenti pur di laurearsi evitano meticolosamente di cedere alle tentazioni che porterebbero sfiga. Altri, forse sicuri delle loro competenze intellettuali, sfidano queste leggende trasmesse di generazione in generazione.

A Torino, è vietato per gli studenti di salire sulla Mole Antonelliana prima della laurea. Guai a chi vorrebbe vedere la bellezza del panorama offerto dal monumento sul capoluogo piemontese!

A Bologna, le cose che porterebbero sfiga sono tre. Gli iscritti all'Alma Mater non devono salire sulla Torre degli Asinelli, la torre più alta. Non devono attraversare in diagonale Piazza Maggiore, polmone della città. E non devono andare al santuario di San Luca, il quale si raggiunge passando sotto 666 portici. Vorreste tentare il Diavolo?

A Roma, gli studenti della Sapienza concordano tutti sul fatto che guardare dritti la statua della Minerva prima di un esame porti sfiga. Eppure è la divinità della saggezza...

A Milano, gli studenti della Bocconi evitano di passare dall'atrio centrale d'ingresso della sede vecchia. Quest'ingresso è fiancheggiato dalle statue di due leoni e si dice che passarci in mezzo porti sfiga. Quelli della Cattolica, non attraversano le colonne dell'ingresso centrale. Dove si trova l'ingresso laterale?

A Napoli, è vietato per gli studenti partenopei andare a vedere il Cristo velato di San Martino prima di sostenere un esame. E tanto peggio per la veduta sul golfo!

A Siena, sembra che tutti gli archetti di Piazza del Campo siano uguali. Invece no. Ce n'è uno infatti sotto il quale è vietato passare se si è studenti. Secondo la leggenda chi passa sotto quell'arco non finirà mai l'università. Meglio non sbagliare!

A Pisa, la leggenda vuole che salire sulla torre pendente porti sfortuna agli studenti. Chi lo fa è destinato a non laurearsi mai. Accontentatevi della classica foto turistica che consiste nel sostenere la torre perché non cada!

A Pavia, quando si percorre il cortile interno dell'università bisogna necessariamente percorrere tutto il portico per andare da un'estremità all'altra. Scegliere il metodo più veloce ossia tagliando al centro, secondo gli studenti porterebbe tantissima sfiga. Meglio non essere pigro!

A Padova, si dice che gli studenti che saltano la catena dell'ingresso centrale dell'università non si laureeranno mai. Questa va invece saltata una volta che si è conseguito il titolo. Chi va piano, va sano. Chi va sano, va lontano...

Studenti a voi la scelta ma meglio non rischiare, giusto?

consumi
3 aprile 2012
HOME - Yann Arthus Bertrand

Il 20% degli uomini consumano l'80% delle risorse del pianeta. Le spese militari mondiali sono 12 volte superiori all'aiuto per lo sviluppo. 5000 persone muoiono ogni giorno per via dell'acqua insalubre. 1 miliardo di uomini non hanno accesso all'acqua potabile. 1 miliardo di persone hanno fame. Più del 50% dei cereali commercializzati nel mondo è destinato all'allevamento e agli agrocarburanti. Il 40% delle terre coltivabili è danneggiato. 13 milioni di ettari di foresta scompaiono ogni anno. Un mammifero su 4, un uccello su 8, un anfibio su 3 sono minacciati d'estinzione. Le specie scompaiono ad un ritmo 1000 volte superiore al ritmo naturale. I tre quarti delle risorse di pesca sono esaurite, in declino o lo sono quasi. La temperatura media degli ultimi 15 anni è stata la più elevata mai registrata. La banchisa ha perso il 40% del suo spessore in 40 anni. Potrebbe esserci 200 milioni di rifugiati climatici prima del 2050.

http://www.youtube.com/watch?v=NNGDj9IeAuI


politica interna
2 aprile 2012
Ritratti di una gioventù

Durante la mia permanenza a Bologna, città studentesca e culturalmente attiva, ho incontrato una generazione cosciente delle sue capacità, una generazione desiderosa di riuscire, un generazione pronta a ribellarsi, una generazione in cerca di stabilità economica, una generazione anche sfruttata a tal punto di aver voglia di andarsene via.

Ho incontrato Stefano, 21 anni, studente di Scienze politiche che ha superato tutti i suoi esami con 30 e lode ma frustrato di sapere che dovrà per forza lasciare l'Italia per via della mancanza di meritocrazia. Ho incontrato Rebecca, 18 anni, il cui sogno è di sostenere una tesi di diritto in Inghilterra. Ho incontrato Giuseppe, 28 anni, neo-laureato in medicina e con un futuro professionale ancora incerto. Ho incontrato Concita, 24 anni, che studia il francese fin in fondo per poter andare a lavorare là. Ho incontrato Federico, 27 anni, il quale dopo un viaggio inizialmente turistico al Brasile, ha deciso di non tornare più in Italia perché laggiù ha trovato più possibilità di lavoro. Li ho incontrati tutti e le loro individualità – purtroppo – si somigliano poiché sono tutti esperti nel loro campo di studio ma tutti legati da questa seta dell'estero per fuggire la precarietà.

Ho visto manifestazioni studentesche durante le quali le bandiere tricolore dondolavano nell'aria, fiancheggiate da cartelli e striscioni con messaggi di speranza. Ho sentito grida di rabbia di chi ha il diploma il tasca ma che in realtà è solo un pezzo di carta senza valore. Ho parlato con i professori che non sanno più cosa fare per offrire una prospettiva agli studenti. Ho condiviso il timore dei liceali di sprecare tempo all'università e la loro scelta di trovare subito un lavoro.

C'è da fare in Italia, tanto, ma non c'è lo spazio per fare. C'è da chiedersi: perché? Come un paese può impedire le giovani generazioni di realizzarsi? L'Italia di oggi beneficia senza dubbio di una delle gioventù più motivate d'Europa. Però, essa è caratterizzata dalla frustrazione. Ci sono diplomati di qualità ma senza l'offerta di lavoro, questa qualità non approfitterà mai al Paese. Il che, è un freno al suo sviluppo economico e culturale.

Per fortuna, recentemente, il Presidente Napolitano si è espresso sulla riforma del lavoro: “Le giovani generazioni, sulle quali grava già un debito pubblico che tende a diventare un fardello insopportabile devono poter accedere al mercato del lavoro in modo che non siano penalizzate da ingiustificate precarietà o da forme inammissibili di sfruttamento”. Il segretario generale dell'Ugl, Giovanni Centrella, sostiene questo proposito: "I licenziamenti facili sono esattamente il contrario di quello che serve al Paese e ai giovani. Con la disoccupazione in crescita, il rischio concreto è di creare un allarme sociale senza precedenti". L'avanzata della riforma riguarda quindi, i giovani che non saranno più sottomessi agli stage gratis. Difatti, dopo la laurea o il master, il neo-diplomato andrà in azienda ma non con uno stage formativo gratuito, magari sarà una collaborazione, magari un lavoro a tempo determinato ma l'azienda dovrà pagarlo.

“Basta giovani precari e sfruttati” ecco la nuova parola d'ordine dell'Italia. In teoria è convincente, adesso c'è un'intera generazione che aspetta, con grande speranza, la messa in pratica. Questo è l'inizio di una rivoluzione culturale, cioè tradurre in atti concreti, pensieri che valorizzano una società. La Storia genera trasformazioni quantitative della società mentre giovani meritevoli possono cambiarla qualitativamente.


politica estera
31 marzo 2012
L'Italia made in China

Per rilanciare l'economia italiana, il premier Mario Monti si è reso in Cina per un colloquio con il premier cinese Wen Jiabao, il 30 marzo. A Pechino, lo scopo è stato quello di consolidare i legami preesistenti e di creare scambi bilaterali tra l'Italia e la Cina pur di uscire dalla crisi.

Nel suo discorso alla delegazione cinese, Mario Monti sostiene che “l'Italia vede nella Cina un'importantissimo partner strategico e intende rafforzare il più possibile la già ottima collaborazione – prosegue Monti – ero già convinto dell'importanza strategica della Cina, tornerò dal viaggio ancora più convinto e darò ogni input affinchè il governo intensifichi le azioni a livello bilaterale”. Entusiasmo condiviso da Wen Jiabao: “L'Italia è un grande Paese dell'Unione Europea ed è un partner strategico della Cina. Lei è impegnato in riforme interne e nel risanamento dell'economia e per questo desidero un franco scambio di vedute”.

Una sfumatura avviene però nel discorso di Monti che, citando il Presidente Napolitano, preserva una distanza critica rispetto alla Cina: “Al primo ministro ho ricordato quante riserve ci siano in Italia e Europa dal punto di vista dei diritti umani, ma in questo problema è importante applicare il principio di saggezza e cioè comprendere prima di criticare”. Capiamo assolutamente che l'Italia abbia bisogno di allearsi ad una superpotenza economica per rilanciare il suo sviluppo ma critichiamo, nonostante tutto, il fatto che la Cina sia un paese sfruttatore. Se le regole finanziare reggono il mondo, dobbiamo stare attenti a non chiudere gli occhi sulle irregolarità pur di generare flussi economici.

L'incontro Monti-Wen Jiabao solleva una nuova realtà. “L'Eurozona è molto avanti nel risolvere la crisi” e l'Italia si pone come “un paese manifatturiero all'economia solida”. Perciò, in questo contesto “l'Italia è più business friendly”. La garanzia italiana sono queste piccole e medie imprese ma il risanamento e il pareggio previsto e voluto da Monti per 2013, si basano in gran parte sugli investimenti stranieri. Ribadisce Monti davanti ai corsisti della Scuola centrale del Partito comunista cinese, che per “l'Italia il pareggio di bilancio significa avere un avanzo di bilancio del 5% del Pil”.

Molte speranze sono messe in queste nuove prospettive con la Cina: “Voi cinesi siete molto virtuosi quanto a disavanzo e debito pubblico e avete parametri che vi permetterebbero di diventare agevolmente Stato membro Eurozona, se mai vi interessasse, perché sono parametri in ordine”. In pratica, l'Italia diventa il premio di un gioco d'azzardo in quanto la Cina diventa azionista, partner e quindi artefice dell'economia italiana. Ma Monti conclude il suo intervento essendo rassicurante rispetto all'immagine di predatrice che assume la Cina: “l'aumento dei vostri investimenti in Italia renderebbe la Cina una sorta di azionista e partner nella trasformazione dell'economia italiana. Una Cina che scommettesse sul futuro dell'Italia sarebbe vista meno come una minaccia competitiva e più come una Cina responsabile che vuole scommettere sulla rigenerazione della nostra economia. Con benefici anche sull'immagine di Pechino, visto che l'opinione pubblica italiana vi vedrebbe più vicini”.

Il tempo è alla crisi e non possiamo – purtroppo – permettersi di essere esigenti. Speriamo che il “made in Italy” non diventi un “made in China” e che l'Italia riesca a preservare una distanza di sicurezza per rimanere maestra della propria crescita. Tuttavia, il punto positivo di quest'incontro, è stata la fiducia dimostrata dai cinesi. Il che rivela una credibilità ritrovata sui mercati mondiali e l'abbassamento dello spread, avvenuto nei giorni precedenti, segna l'inizio del miracolo economico italiano.

ECONOMIA
29 marzo 2012
Il fuoco della disperazione

In Italia, il vento della speranza fu di breve durata. Parlano i fatti. Nel giro di pochissimi giorni, due uomini si sono dati fuoco davanti ad un ufficio istituzionale. Il grido è chiaro ed inevitabilmente ricorda – purtroppo – il gesto di Mohamed Bouazizi, detonatore della primavera araba. Le circostanze non sono paragonabili ma sono rivelatrici di un'Italia in cerca di stabilità economica e sociale. I sacrifici del governo Monti non aiuteranno a spegnere il fuoco però la mancanza di speranza nel futuro provata dagli italiani non deve attizzarlo.

A Bologna, il 28 marzo un artigiano di 58 anni si è dato fuoco nella sua macchina davanti all'Agenzia delle entrate per problemi con il fisco. Secondo le prime informazioni, la pendenza con la commissione tributaria dell’uomo ammonterebbe a circa 104 mila euro. In effetti, dal 2006 era accusato di dichiarazione infedele mediante fatture false. Proprio nel giorno in cui si è immolato, egli doveva comparire in tribunale. A salvarlo fu un vigile ed un testimone, Moreno Masotti che assisté alla scena, dichiarò: “Ho sentito un gran boato sembrava un incidente, un tubo saltato. Ma affacciandomi alla finestra ho visto l'auto in fiamme, una palla di fuoco. A 25-30 metri i vigili urbani erano accanto a una 'cosa' a terra. Un vigile cercava di spegnerla con il giaccone; sembrava un pezzo dell'auto... poi mi sono accorto che era un uomo. Ogni tanto alzava la testa e si lamentava. Gli infermieri lo tranquillizzavano. Appena partita l'ambulanza sono arrivati i vigili del fuoco che hanno spento il rogo in pochissimo tempo”. Il sindaco Virgilio Merola, qualificava questo atto di sconvolgente. Lo saranno altrettanto le tre lettere lasciate dall'artigiano. Una aperta, una di scuse alla moglie che non sapeva niente dei particolari economici, e una alla commissione tributaria, nella quale scriveva di aver pagato le tasse e di sentirsi ingiustamente trattato dal Fisco. Per uscire da questa crisi voleva “andarsene nell'aldilà”. E Non è una caso isolato.

Difatti, il 29 marzo a Verona, un giovane operaio marocchino di 27 anni si è cosparso di benzina davanti al municipio perché era senza stipendio da quattro mesi. Come nel primo caso, l'origine di questo gesto è la difficile situazione economica. Il suo salvataggio è stato provvidenziale poiché il tentato suicidio è avvenuto durante una protesta organizzata davanti a Palazzo Barbieri, sede del municipio, da alcuni genitori per sensibilizzare l'opinione pubblica sull'operato del Tribunale dei minori di Venezia e degli assistenti sociali. E per spegnere la torcia umana i Carabinieri della Compagnia di Verona, impegnati nel servizio di ordine pubblico disposto in occasione del presidio, hanno prontamente spento le fiamme utilizzando un drappo dei manifestanti. L'operaio edile di un consorzio cooperativo di servizi di impresa non è in pericolo di vita. Comunque, di chi è la colpa? Un abbozzo di risposta è stato dato dal segretario del Prc, Paolo Ferrero: “Nel paese si moltiplicano i gesti di disperazione [...] la responsabilità di tanta disperazione, che coinvolge operai e piccoli imprenditori che non sanno come pagare i loro debiti, sta nelle politiche del governo e delle banche. Le banche - nonostante abbiano avuto grandi prestiti a basso costo dalla BCE - non fanno credito a chi opera nell'economia reale e cerca disperatamente di mantenere l'occupazione. Parallelamente il governo con le sue manovre sta aggravando la recessione e aumentano la disoccupazione, facendo pagare alle fasce più deboli il prezzo della crisi”.

Sono due vicende che non possono lasciare indifferenti e sono le due di una serie di 30 suicidi che deve finire. Purtroppo le manovre economiche intraprese dal governo tecnico sono necessarie per non affondarsi ma aggravano sicuramente le condizioni del ceto medio-basso della popolazione. Tuttavia, va ricordato che la situazione economica europea impedisce all'Italia di agire diversamente. A reggere tutto è la logica europea dello sviluppo economico, fatto di partnership e di interessi globali. Monti, per ora, può solo spostare le macerie del paese.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Bologna Verona immolazione Monti riforme Ferrero

permalink | inviato da Charlotte_R il 29/3/2012 alle 17:18 | Versione per la stampa
politica interna
25 marzo 2012
È stata approvata la riforma del Lavoro

L'articolo 18 rimarrà l'articolo della discordia. Dopo cinque ore di discussione, il Consiglio dei ministri ha approvato venerdì 23 marzo il Ddl “salvo intese”. In sé la riforma prevede licenziamenti facilitati, il che, economicamente rappresenta una maggiore flessibilità per i padroni, un passo avanti per l'Italia e per l'Europa. Il governo Monti aveva annunciato una serie di sacrifici. Ecco uno dei primi.

Questa riforma è necessaria anche se sembra unilaterale come lo sottolinea la presidente democratica Rosy Bindi: “Questa legge non potrà mai essere approvata così com'è. Questo articolo 18 rischia di incidere pesantemente nella vita dei lavoratori soprattutto quelli vicini all'età pensionabile, che si è allontanata con la riforma delle pensioni. Anche per quanto riguarda i nuovi assunti, abbiamo lavorato per il cosiddetto modello tedesco, nel quale spetta al magistrato decidere se i motivi economici sono reali e se i lavoratori hanno diritto al reintegro o all'indennizzo. Penso che su questi punti si debba lavorare in Parlamento e dobbiamo farlo con tutte le forze politiche, con quelle che sostengono il governo ma anche con le altre”. Creare un'unione nazionale di tutti i partiti sembra essere l'esito più giusto ma compromesso dagli interessi di ognuno. Il leader Udc Pierferdinando Casini è stato il primo a lanciare l'allarme sul futuro politico dell'Italia: “Siamo nel mezzo di un'emergenza che non è finita. In qualche mese questo governo è riuscito a fare quello che gli altri governi, quelli del mitico bipolarismo, quelli di Prodi e Berlusconi, per anni non hanno fatto rinviando i problemi. Noi siamo impegnati dal mattino alla sera a fare gli sminatori per cercare di fare andare avanti tranquillo l'esecutivo perché c'è chi tira da una parte e chi tira dall'altra. Se si continua così il governo prima o poi entra in crisi sul serio e sarebbe un atto di irresponsabilità allo stato puro. Oggi è il momento di stare vicini a questo governo, di aiutarlo e di superare anche le difficoltà che ci sono”.

Urgente è lo sbloccamento dell'economia del Paese per non finire come i nostri vicini greci. Ogni riforma intrapresa oggi è una scommessa sul futuro ma non sono promesse irrealizzabili. Il Governo assume la piena responsabilità delle sue decisione e Monti prova il suo impegno recandosi in Asia per convincere gli investitori dei paesi emergenti a fidarsi del sistema italiano. Niente parvenza di coscienza sociale, ma azioni concrete. Durante un suo discorso a Cernobbio, il premier Monti ricordava che mali attuali sono risultati del passato: “Se si fosse riconosciuto più di un anno e mezzo fa che l'Italia aveva un'urgenza rispetto all'Europa, piuttosto che negarlo e si fosse intervenuti, sarebbe un'opera meno impervia" avere meno tasse e più crescita”. In pratica, la riforma del mercato del lavoro – come è possibile leggerlo nella presentazione del Ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali con delega alle Pari Opportunità, Prof.ssa Elsa Fornero – si propone di realizzare un mercato del lavoro dinamico, flessibile e inclusivo, capace di contribuire alla crescita e alla creazione di occupazione di qualità, ripristinando al contempo la coerenza tra flessibilità del lavoro e istituti assicurativi. Il che si articola attorno a quattro punti: ridistribuire più equamente le tutele dell’impiego, riconducendo nell’alveo di usi propri i margini di flessibilità progressivamente introdotti negli ultimi vent’anni e adeguando la disciplina del licenziamento individuale per alcuni specifici motivi oggettivi alle esigenze dettate dal mutato contesto di riferimento; rendere più efficiente, coerente ed equo l’assetto degli ammortizzatori sociali e delle politiche attive a contorno; rendere premiante l’instaurazione di rapporti di lavoro più stabili; contrastare usi elusivi di obblighi contributivi e fiscali degli istituti contrattuali esistenti.

Rispetto alle politiche sociali del paese i lavoratori sono a rischio, ma il Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, vuole essere rassicurante e garantisce che le nuove regole non produrranno una “valanga di licenziamenti facili”. L'avanzata però, riguarda i giovani che non saranno più sottomessi agli stage gratis. Difatti, dopo la laurea o il master, il neo-diplomato andrà in azienda ma non con uno stage formativo gratuito, magari sarà una collaborazione, magari un lavoro a tempo determinato ma l'azienda dovrà pagarlo. Il nuovo panorama del lavoro sembra convincente anche se dobbiamo essere prudenti rispetto alle “liberalizzazioni” che restano comunque solo un barlume di “liberazione” della crisi.

CULTURA
1 marzo 2012
È morto Lucio Dalla

Il 1 marzo 2012, la cultura italiana è in lutto. Avrebbe avuto 69 anni il 4 marzo, ma un infarto stroncò il cantautore Lucio Dalla prima, mentre si trovava a Montreux, in Svizzera per una serie di concerti.

Due settimane fa, abbiamo potuto apprezzare il suo talento al Festival di San Remo insieme al giovane artista Pierdavide Carone, nel doppio ruolo di autore del brano “Nanì” e di direttore d'orchestra. Ci ricordiamo tutti la sua massima forma. D'altronde, il suo storico amico bolognese, il fotoreporter Roberto Serra, l'ultimo ad averlo sentito il 29 febbraio, testimonia della sua buona salute: “L'ho sentito ieri sera, era vivissimo. [...] Non è possibile, mi ha telefonato ieri sera, stava benissimo, ed era felice, tranquillo, divertito e in pace con se stesso. Contento per un'intervista che gli avevano fatto e per il tour europeo appena cominciato. Diceva che era emozionante ritrovare i luoghi di un analogo tour di trent'anni fa e di trovare, pur nella diversità delle situazioni, la stessa positiva risposta di pubblico di allora. Era a Zurigo, stava andando a Montreux. Era felice”.

Dopo l'esibizione di Montreux, Dalla avrebbe suonato a Basilea, Berna, Ginevra, Lugano, Parigi, Dusseldorf, Amburgo, Brema, Francoforte, Lussemburgo, Stoccarda e Monaco, fino alla tappa conclusiva di Berlino. Non ha concluso il suo Tour ma ha compiuto la sua missione, quella di produrre nuovi e giovani talenti e di promuovere la cultura italiana. Come dice Assante: “è una perdita colossale”; ma come tutti i miti, Dalla continuerà a vivere nei nostri ricordi e nei nostri cuori. Le stelle continuano a brillare nella memoria collettiva.

Per gli italiani, Lucio Dalla si è ritirato dalla scena con un sorridente sguardo alla telecamera dell'Ariston, ma lo ricorderanno anche per la sua giusta critica a Celentano e alla giuria rilasciata al quotidiano “Repubblica”: “Non credo ci sia mai stato un Sanremo peggiore. Non perché la canzone di Pierdavide Carone è stata subito eliminata dalla giuria demoscopica, ma è inusuale un cantante che s'improvvisa sociologo e per cinquanta minuti tiene in ostaggio l'Ariston quando farebbe bene a cantare e basta. [...] Ma quale giuria di qualità? Ma li ha visti? Tutti appollaiati lì a far caciara, con l'ansia di apparire in video. È una giuria fatiscente, in grado di esprimere giudizi sulla festa di piazza che è diventata Sanremo, non certo sulla qualità delle canzoni”.

Ed è vero che Dalla parla in esperto di qualità delle canzoni poiché lascia in eredità un patrimonio musicale composto da soli successi: “4 marzo 1943”, “Cara”, “Caruso”, “Lei”, “Futura”. La sua Bologna natale lo ricorderà con un omaggio musicale nei prossimi giorni. Semplicità, intensità, emozioni ed intimità sono stati i principali ingredienti dello stile poetico delle canzoni di Dalla, che era prima di tutto il poeta del quotidiano e delle piccole cose.

Speriamo che trovi un “angolo nel cielo” per continuare a far risplendere la cultura italiana di “12000 lune”.

CULTURA
19 febbraio 2012
Festival di San Remo: il caso Celentano

Si può davvero mescolare la cultura e la politica? Si può davvero prendere il rischio che la politica abbia un effetto perverso sulla cultura? Secondo Adriano Celentano, sembrerebbe di sì. Il Festival di San Remo è la vetrina mondiale della canzone italiana, una delle caratteristiche più belle d'Italia. Ma non è affatto sicuro che il mondo si ricordi dell'edizione 2012 come la vittoria di Emma con la sua canzone “Non è l'inferno”. La domanda è: era davvero il luogo caro Celentano? San Remo è uno show culturale, e anche se l'artista deve svolgere un impegno civile, c'è un tempo ed un luogo adeguato per tutto. Finalmente, anche se le sue contestazioni sono ricevibili, il Molleggiato ha preso in ostaggio l'audience del Festival. Il prestigioso palco dell'Ariston, finestra aperta sulle guerricciole interne, si è trasformato in pubblicità negativa di cui l'Italia non ha certamente bisogno.

È entrato in scena cantando “Thirteen Women” acclamato dal pubblico. Mezzora di esibizione, “Famiglia Cristiana” ed “Avvenire”, Dio ed il Paradiso, la politica e la democrazia. Applausi in sala ma anche tanti fischi. C'è chi grida "basta" e chi gli dà del "predicatore". Il palco è suo e torna sulle vicende di martedì sera senza giri di parole: “La corporazione dei media si è coalizzata contro di me, neanche avessi fatto un'attentato allo Stato. Fra quei quattro, cinque che mi hanno difeso, mi ha colpito don Mario, un prete che ho visto da Mara Venier. Grazie, don Mario, tu hai capito ciò che i vescovi hanno fatto finta di non capire. Perfino Travaglio, che sembrava aver capito, non ha resistito e ha voluto affondare il coltello nella piaga. Non la mia, la vostra piaga. Perché è la vostra piaga che diventa sempre più profonda in quanto vi distolgono dal capire. E allora cosa fanno: affinché possiate non capire, dal contesto del mio discorso estrapolano una frase cambiando anche il modo dei verbi. Io sono venuto qui a fare quattro chiacchiere con quei sedici milioni che hanno visto il festival di Morandi e per parlare del significato della vita, della morte, di quel che viene dopo, della straripante fortuna che voi noi abbiamo avuto per essere nati. Dunque divertirci a fantasticare su dove e come sarà il Paradiso. È chiaro che per quanto la nostra fantasia possa essere elevata, non riusciremo mai a immaginare la grandiosità di quel che ci aspetta. Quel che desideriamo sulla Terra non è che una particella in confronto a quel che il Padre nostro ci ha preparato. Noi ci allontaniamo, invece dovremmo cercare di tracciare una linea del suo carattere per capirne, anche se lontanamente, i tratti del suo volto, fare una specie di gara per vedere chi si avvicina di più al suo identikit. Non importa se nessuno di noi ha mai visto Dio, ma sarà interessante per conoscerci e capire che l'unica via non interrotta è la sua”. E Celentano continua la sua crociata attaccandosi di nuovo alle testate cattoliche: “È su questi temi che dovrebbe basarsi un giornale che ha la presunzione di chiamarsi “Famiglia Cristiana” o anche “Avvenire”, ma loro parlano di politica, della politica del mondo anziché della politica di Dio, perché Gesù era un politico, come lo era Giuda per altri fini. Gesù apriva il suo cuore ai bisognosi mentre Giuda voleva sfruttare la potenza del figlio di Dio a fini consumistici ma soprattutto per la sua sete di potere. E quando dico che “Famiglia Cristiana” ed “Avvenire” andrebbero chiusi definitivamente non significa esercitare una forma di censura”. Tuttavia le sue parole suonano come un attentato all'articolo 21 della Costituzione italiana. Perciò, “Famiglia Cristiana” replica in diretta su Twitter, scrivendo: “Grazie di che? Di avere vaneggiato sul lavoro quotidiano di tanti giornalisti?” Il pubblico si arrabbia e gli ascolti calano. Si parlava allora di buffonata. Ma ai fischi della gente, Celentano risponde: “Perché dite basta? Dovreste farmi finire di parlare, magari c'è qualcosa di interessante anche per voi. Io non ho il potere di chiudere un giornale come qualcuno che invece non ha esitato a chiudere qualcosa. Se i giornali fossero miei io non li chiuderei, ma mi affretterei a cambiare la loro impostazione. Siamo in democrazia e io ho espresso un mio desiderio, per me potete anche stare aperti ma almeno cambiate la testata. Parlare di Dio non significa soltanto scrivere, certo quella è la base, ma significa mettere insieme una equipe di validi disegnatori per illustrare la storia dei profeti, degli apostoli, della politica di quei giorni facendo un parallelo con la politica di oggi. La vita di Gesù deve essere un metro infallibile che non può ridursi alla sola predica della domenica ma deve essere supportata da una presenza quotidiana che ci aiuti a riflettere. E questo significa far rivivere nei cuori di chi vi legge la figura di Gesù. Adesso potete fischiare”. Da un lato il Molleggiato prona la libertà d'espressione, dall'altro vorrebbe toglierla a certi organi. Intanto, i fischi oltre il fiasco, vengono pacati dal duetto Celentano-Morandini che fa vibrare l'Ariston con “Ti penso e cambia il mondo”. Pensiamo alla cultura italiana ed esaltiamola.

Proviamo a ricordarci di questa 62esima edizione del Festival di San Remo come la grande vittoria delle donne poiché dietro Emma Marrone, si piazza seconda Arisa seguita da Noemi. Il potere era delle donne ma l'attenzione era sul Celentano. Ed i proiettori si spengono, “non è l'inferno”, bellezza.

CULTURA
16 febbraio 2012
Festival di San Remo: Celentano Show contro la Chiesa

Il mitico Festival di San Remo iniziato la serata della San Valentino ha tenuto le sue promesse: show, sorprese ed emozioni. Però il punto culminante della serata, non è stato la coppietta Luca e Paolo né quella Belen e Canalis che sostituivano Ivana Mrazova ma la performance di Andriano Celentano.

Il Molleggiato ha fatto un vero e proprio show da far esplodere l'audience (59,68% dello share). Introdotto sul palco scenico tramite una messa in scena di un campo di battaglia sotto le bombe nemiche, il cantante è stato accolto dal pubblico con un'ovazione. Conosciamo ormai il suo impegno nelle vicende politiche e civili del paese, ma forse il lieto Festival non è il luogo giusto per fare moralismo pure fondato. L'amaro intervento di Celentano lasciava trasparire un forte affetto per l'Italia, amarezza nella quale numerosi fra di noi si è riconosciuto. Tra alcune meravigliose pause musicali, quindi, Celentano lanciò vari attacchi. In primis, ai frati e preti: “Quello che non sopporto è che non parlano mai della cosa più importante e cioè del motivo per cui siamo nati. Quel motivo nel quale è insito il cammino verso il traguardo che segna non la fine dell'esistenza, ma l'inizio di una nuova vita. Preti e frati non parlano mai del Paradiso come se l'uomo fosse nato soltanto per morire ma non è così. Siamo nati per vivere. Preti, siete obbligati a parlare del Paradiso se no vuol dire che abbiamo solo questa vita”. Il suo discorso tanto atteso lasciò il pubblico muto, curioso ma anche imbarazzato. In quest'atmosfera l'attacco-show si spostò sui giornali considerati da lui “inutili come Avvenire e Famiglia Cristiana” che “andrebbero chiusi definitivamente, perché si occupano di politica invece che di Dio e dei suoi progetti. Non hanno idea di quanto può essere confortante per i malati leggere di ciò che Dio ci ha promesso. Famiglia cristiana ed Avvenire non la pensano così, per loro discorso di Dio occupa poco spazio, lo spazio delle loro testate ipocrite come le critiche che fanno a uno come Don Gallo che ha dedicato la sua vita ad aiutare gli ultimi. E di ultimi ce ne sono tanti, come gli operai che dall'8 dicembre stazionano giorno e notte al freddo e al gelo alla stazione centrale di Milano per protestare contro la cancellazione dei vagoni letto”.

Celentano, dopo la lettura dell'articolo 1 della Costituzione italiana, se la prende con la Consulta che bocciò i referendum abrogativi della legge elettorale: “Di Pietro, Parisi, Segni hanno raccolto un milione duecentomila firme che la Consulta ha buttato nel cestino. C'é qualcosa che non va: o è la Consulta che sbaglia o bisogna cambiare vocabolario”. A questo momento, il pubblico esulta. Poi si attacca, in casa, alla dirigente generale Rai, Lorenza Lei: “Ho capito perché si chiama Lei, perché vuole mantenere le distanze: anche con Michele Santoro... l'ha distanziato mica male”. Il conduttore Gianni Morandi replica: “Anche lì non è stata una cosa molto bella”. Prosegue Celentano: “Non dirai mica che la Rai censura?”. Il Molleggiato forte dal sostegno di un pubblico complice, porta avanti un nuovo dialogo con Elisabetta Canalis, la quale, rappresentando l'allegoria dell'Italia, entra in scena e recita la parte di un'Italia che sta fuggendo da lì perché rischia di perdere la sua bellezza, ma che resterà solo se gli italiani lo vorranno. Il messaggio è forte perché sottintende che solo gli italiani potranno riconquistare il proprio paese e dargli il volto desiderato. Messaggio politico o semplice avvertimento, questo show divide e fa scorrere l'inchiostro sui giornali. La Chiesa incriminata su Rai 1 non tarderà a far sentire la sua voce, chiedendo le scuse del cantante. Dall'indomani, parte un comunicato della Sir, nel quale si poteva leggere: “Quando l'ignoranza prende il microfono per diffondere il suo messaggio, è doveroso replicare. Le parole di Celentano nascono da un vuoto di conoscenza di ciò che le testate cattoliche professionalmente sono, del servizio che svolgono per la crescita umana, culturale e spirituale della società tutta. Un vuoto voluto, e quindi ancor più triste, perché a tutti è possibile conoscere e comprendere il ruolo laico dei media cattolici nel nostro Paese”. Famiglia Cristiana replica nel suo editoriale dicendo che l'artista “è solo un piccolo attivista dell'ipocrisia, un finto esegeta della morale cristiana che sfrutta la tv per esercitare le sue vendette private”. Non tarda il sostegno di Avvenire che dalla penna del direttore Tarquinio scrive: “Tutto questo, perché abbiamo scritto che con quel che costa lui alla Rai per una serata si potevano non chiudere le sedi giornalistiche Rai nel Sud del mondo (in Africa, in Asia, in Sud America) e farle funzionare per un anno intero. Celentano ha rivolto contro la nostra testata e il nostro lavoro una serie di affermazioni gratuite e offensive. Vogliamo ricordare a Celentano che in 44 anni di vita, Avvenire ha affrontato molte battaglie al servizio della verità e degli ultimi, ispirate ai valori cristiani. Tutto questo non ci sembra né 'inutile', né 'ipocrita'. Ci sorprende, inoltre, che in una trasmissione del servizio pubblico si chieda la chiusura di due aziende editoriali. A questo riguardo esprimiamo la nostra solidarietà agli amici e colleghi di Famiglia Cristiana”.

La prima serata al Ariston generò molto dissenso e molto sconcerto per via della mancanza d'etica dell'artista. Tuttavia è anche il ruolo dell'artista di denunciare le cose che non vanno. Ma dopo le polemiche the show must go on.

politica interna
14 febbraio 2012
Niente Giochi del 2020 a Roma

Sicuro che l'organizzazione dei Giochi fosse un impegno finanziario che potrebbe gravare sull'Italia, il presidente del Consiglio Mario Monti rifiuta di firmare le garanzie per la candidatura di Roma alle olimpiadi e paralimpiadi del 2020.

Il Premier motiva il no alla firma dichiarando “Non pensiamo sarebbe coerente impegnare l'Italia in questa garanzia che potrebbe mettere a rischio i denari dei contribuenti”. Data l'attuale condizione economica dell'Italia, è vero che sarebbe poco responsabile di sprecare fondi ed energia e quindi di affondare ancora di più l'Italia nel suo deficit. Perciò, disse il Premier, “non volgiamo che la percezione che stiamo cercando di dare dell'Italia possa essere compromessa da improvvisi dubbi, magari alimentati dai concorrenti. Questo non significa che l'Italia debba rinunciare ad avere mete ambiziose e noi non siamo concentrati solo sul risanamento ma anche sulla crescita.”

Questa decisione a risvegliato tanta amarezza nel mondo sportivo perché sarebbe stata l'occasione per l'Italia di promuovere sul suo territorio le sue capacità agli occhi del mondo. A questo proposito, si è espresso il presidente del comitato promotore di Roma 2020, Mario Pescante: “Il nostro progetto per Roma 2020 era molto serio, ma il governo è stato irremovibile sui conti. Peccato era un'occasione unica anche per dire ai giovani che abbiamo ambizioni importanti. Per un'eventuale candidatura per il 2024 bisognerà tenere conto anche dell'Africa, inoltre se nel 2020 i Giochi non dovessero essere assegnati all'Europa, nel 2024 Parigi tornerà in corsa per il centenario. Questo vuol dire che per dieci anni non si parlerà più di Giochi olimpici in Italia”. Noti sportivi come Francesco Totti, Valentino Rossi o Gianluigi Buffon hanno lanciato un appello a Monti: “Caro Monti, sottoscriva l'impegno del Governo per Roma 2020”. All'amarezza degli sportivi si aggiunge quello del mondo culturale, Oscar Tornatore, Morricone, Pippo Baudo e Massimo Ranieri in testa, che sostiene che “Le Olimpiadi non sono soltanto un grande evento sportivo, ma anche un'occasione unica per proporre al mondo le ricchezze artistiche e culturali di un paese. Ciò vale ancora di più per l'Italia, che nel medagliere di queste discipline è da secoli al primo posto. Roma 2020 sarebbe un momento indimenticabile di incontro e di confronto fra diverse lingue, tradizioni e forme di espressione in grado di rilanciare a livello globale la nostra immagine. Candidarsi alle Olimpiadi è un segnale di fiducia in noi stessi, nei nostri giovani, nella capacità dell'Italia di ripartire anche grazie alla sua creatività. Ma perché ciò non resti solo “un sogno che non ritorni mai più”, c'è bisogno che tutti, anche il Governo, dimostrino di avere ancora la voglia di volare.”

Ci sono due realtà. La prima è che Monti non ha certo deciso di non firmare con piacere. È stata una scelta sofferta perché è vero che era un'occasione unica e quasi insperata di esaltare il “made in Italy” sportivo e culturale. La voglia di fare tanto per rilanciare il Bel Paese c'è, ma il Governo vuole farlo di modo ragionevole senza però disprezzare questo tipo di manifestazione. Ecco la seconda realtà: l'economia. In questa congiuntura, l'Italia può pensare, riflettere e proporre soltanto economicamente. Ci vuole concreto ed è quello che fornisce la relazione economica della commissione Fortis. Secondo la simulazione sui costi, “le Olimpiadi a Roma determinerebbero una crescita cumulata del Pil nazionale pari a 17,7 miliardi di euro nell'arco temporale 2012-2025, che equivale ad un aumento dell'1,4% del Prodotto interno lordo nazionale rispetto al 2011”. Territorialmente, i benefici saranno maggiori al Centro con una crescita del Pil del 4%, poi al Sud con un aumento del'1% ed infine al Nord con il 0,5%. Evidentemente l'occupazione uscirebbe dalla sua pessima condizione attuale, offrendo all'anno 12 mila offerte di lavoro con un picco nel 2020 di 29 mila unità. La spesa totale si ammonterebbe a parecchi miliardi che affonderebbero l'Italia. Ma si tratta di una simulazione, quindi dobbiamo tenere in mente che qualunque variazione avrebbe ricadute differenti, anzi disastrose, sui risultati economici e finanziari. Per questo la candidatura è stata giudicata “potenzialmente interessante” ma non affidabile. In questa incertezza del futuro ci vuole rigore e Monti ha dimostrato di fare delle scelte in coscienza di tutti i parametri a lui sottomessi.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Roma 2020 Olimpiadi Monti no candidatura

permalink | inviato da Charlotte_R il 14/2/2012 alle 18:15 | Versione per la stampa
politica interna
21 gennaio 2012
Liberalizzazioni : Sicilia isolata e paralizzata

Le proteste contro le liberalizzazioni previste dal governo Monti agitano la Sicilia dal 15 gennaio. Il movimento dei Forconi, dell'Aias e di “Forza d'urto” si fa decisamente più incisivo a tal punto che adesso l'isola a tre punte è quasi a secco di carburante e mancano i viveri come la pasta, l'olio, il latte, l'acqua minerale e i succhi di frutta. O se si trovano, il loro prezzo è quasi triplicato. Difatti, questi gruppi stanno mantenendo uno straordinario sciopero che bloccano i camion e tutti i trasporti per permette alla Sicilia di stare in piedi, dalle ferrovie ai porti. L'oro nero si fa sempre più raro e la rabbia dei siciliani sempre più intensa. Una rivolta insomma, di cui si teme le infiltrazioni estremiste, sia di destra che di sinistra, e il presidente di Confindustria Sicilia, Ivan Lo Bello, teme perfino che dietro la "rivolta" possano esserci matrici mafiose. Scene incredibili si sono ripetute nelle maggiori città, come gli assalti ai distributori regolati dalla Guardia di Finanzia con i manganelli in mano. File di automobile hanno esaurito gli stock di carburante.

Il movimento di protesta che doveva concludersi il 20 gennaio a mezzanotte si proseguirà almeno fino al 25 gennaio e secondo gli organizzatori, agiranno “ad oltranza”. Solo L'Aitras, l'Assotrasport, l'Assiotrat e i consorzi di Trapani, Palermo e Catania lasciano il movimento poiché i cinque giorni consentiti dalla legge che regolamenta gli scioperi degli autotrasportatori scadono. Tuttavia, le conseguenze sono molteplici: senza benzina, la gente non può fare il pieno e quindi non esita a rubare direttamente nel serbatoio di chi ha fatto il rifornimento a tempo. Altri speculano vendendo carburante d’ignota provenienza anche a 2 euro a litro. A causa dell’impossibilità a reperire carburante, la polizia non potrà assicurare i servizi di pattugliamento quindi ci saranno solo pattuglie appiedate. Inoltre, la carenza di carburante obbliga alla sosta anche i mezzi per la raccolta dei rifiuti facendo precipitare in pieno allarme igienico le principali città dell’isola. E non dimentichiamo le ambulanze che non potranno più assicurare i servizi urgenti.

Il 20 gennaio, la protesta si è allargata ai studenti con l'arrivo nel corteo del gruppo “Studenti siciliani in lotta”. Muniti da uno striscione sul quale era scritto “rivolta popolare”, a Palermo hanno bruciato la bandiera italiana, perché “è simbolo dello Stato italiano che con le sue manovre finanziarie fatte di lacrime e sangue con aumenti esponenziali delle tasse e del carovita, sta riducendo in miseria la popolazione, facendo arricchire sempre i soliti 'noti', casta politica in primis, già ricca di privilegi”. Situazione delicata poiché le manifestazioni sono legittime ma le riforme del governo tecnico sono necessarie. La gioventù è una generazione sacrificata, l'abbiamo detto più volte, ma non si può fare altrimenti, occorre stringere i denti e combattere con l'Italia e non più contro. L'ambiguità della situazione crea tensioni perché l'avvenire si gioca oggi, le condizioni s'impongono adesso ma la gente sa che non approfitterà dei cambiamenti che avrà generato e quindi la frustrazione si fa motore e freno allo stesso tempo degli spiriti rivoluzionari.

Il governatore Raffaele Lombardo incontrerà forse mercoledì Mario Monti: “Abbiamo discusso di quanto sta accadendo in Sicilia. Al più presto, già all'inizio della prossima settimana, ci incontreremo a Roma per affrontare i nodi di una vertenza delicata e complessa”. Ma intanto l'isola resta bloccata. La Sicilia è sempre rimasta in margine del “continente”, è ora per il governo Monti di fare le scelte giuste per non disunire l'Italia ed abbandonare l'isola alle sue norme personali, perché alla fine quello che succede in Sicilia danneggia solo l'Italia.

politica interna
18 gennaio 2012
Strage Costa Concordia: dal caos a bordo alla paura nafta

A volte le tradizioni vanno dimenticate poiché ad affondare la nave della Costa Concordia è stata appunto una tradizione. Quella dovuta ad un anziano capitano abitante dell'Isola del Giglio che partendo in crociera, anni fa, sfiorava la costa dell'isola per salutare i famigliari dal ponte, oltre a far ammirare la bellezza del luogo ai passeggeri. Tradizione mantenuta d'allora nella rotta delle navi.

La sera del venerdì 13 gennaio, data maledetta, segna un drammatico remake della storia del Titanic. Non è colpa di un iceberg ma di uno scoglio di granito che sventrò la chiglia su 70 metri. Il comandante Francesco Schettino non lanciò subito l'allarme ma provò a raggiungere al più presto il porto Santo Stefano più a Nord. Non riuscendo a raggiungerlo a tempo, e la nave cominciando ad inclinarsi sul lato dritto all'entrata del porto, il comandante fece finalmente evacuare i 4.229 passeggeri nelle scialuppe di salvataggio. Ma numerosi fra di loro rimarono bloccati nelle loro cabine a chiusura automatica o si buttano giù nel mare. I passeggeri salvati testimoniano tutti di un'inadeguatezza dei soccorsi: molti non avevano il salvagente e le scialuppe erano talmente affollate che certi sono stati costretti a lasciarle ed a tornare sul ponte. Il bilancio di questa fantasia notturna è pesante: 11 morti accertati e 22 dispersi. Il fatto che “la lista effettiva dei passeggeri sia rimasta sulla nave” complica il conteggio dei dispersi, come spiega il capo della Protezione Civile Franco Gabrielli. La faccenda dei sommozzatori si fa sempre più dura ma proseguono le ricerche sia di giorno che di notte.

Mentre si fa sempre più remota la probabilità di trovare ancora in vita gli ultimi dispersi nel naufragio della Costa Concordia, diventa sempre più pressante la preoccupazione per i danni ambientali. Una vera corsa contro il tempo. Difatti, dopo la posa di barriere anti-inquinamento di 880 metri intorno alla nave, sono iniziate mercoledì 20, le operazioni per rimuovere la nafta. 2.380 tonnellate di combustibile deve essere rimosso dalla nave. Ora è troppo denso per poter essere asportato quindi bisognerà preriscaldarlo. Incaricata dell'operazione è la compagnia olandese Smit, sostenuta dalla nave Meloria che deve montare ponte e compressori per il preriscaldamento. Per ora niente perdite di carburante ma il rischio che si verifichi è alto, in questo caso occorrerebbe circa 5 settimane per risolvere il problema. Ma si temono anche venti e correnti forti che potrebbero spostare la Concordia. Siamo sull'orlo di una nuova catastrofe ambientale che potrebbe, in caso di marea nera, distruggere la fauna e la flora della parte marittima delle province di Grossetto e non solo. Un calo del turismo in questa parte è anche da temere.

Il disastro della Concordia potrebbe portare presto a nuove regole per la navigazione dei colossi del mare e per i trasporti pericolosi. Se ne occuperà anche la Commissione Ue per verificare se le norme europee sulla sicurezza in mare sono state rispettate e se sono adeguate. Sul caso, si è pronunciato il ministro dell'Ambiente Corrado Clini, dichiarando, “Spero di realizzare nei prossimi giorni un accordo con le compagnie di crociera, un piano di lavoro e di comportamenti e gestione delle rotte. È nell'interesse delle compagnie avere un ambiente ben tenuto e un paesaggio bello da osservare”. L'associazione Legambiente è intervenuta per chiedere che siano vietate alle navi di crociera e ai trasporti pericolosi certe aree protette, le isole minori e la laguna di Venezia. Come al solito, le misure arrivano sempre dopo i drammi per prevenirne altri. È tempo di smettere con escursioni fantasiose che sprecano soldi, tempo, energia e sacrificano vite di un'Italia già ben indebolita.

Francesco Schettino – arrestato sabato 14 per omicidio colposo plurimo, naufragio e abbandono della nave – rischia 15 anni.

politica interna
6 dicembre 2011
Monti, la manovra lacrime e sangue

Mario Monti ha annunciato il suo drastico “decreto legge salva-Italia”, lunedì 5 dicembre a Roma. Il piano di austerità porta su oltre 20 miliardi d'euro. È il quarto piano adottato dall'Italia fin dall'inizio dell'anno. Complessivamente, i piani di austerità portano su circa 80 miliardi d'euro. Il Premier avvisa che “senza questo pacchetto l'Italia crolla, va in una situazione simile a quella della Grecia, paese per il quale abbiamo grande simpatia ma che non vogliamo imitare”.

La pessima condizione dell'Italia, quindi, richiede i sacrifici di ogni italiano e cosciente della durezza del suo piano di austerità, Monti ha deciso di rinunciare ai suoi stipendi di Premier e di ministro dell'Economia. L'altro aspetto della presentazione di questo pacchetto, è stato quello psicologico come lo ricordano le lacrime del ministro del Welfare Elsa Fornero, che a fatica annunciò le misure. Ma bisogna essere uniti e pensare all'avvenire, lo dichiara Monti: “L'Italia che stiamo disegnando è quella che dobbiamo consegnare ai nostri figli”. Poi, Monti proseguì spiegando il senso dei sacrifici : “Il dovere di tutti è essere fedeli all'Italia. Chiediamo sacrifici a tutte le componenti del paese. Non fare questi sacrifici, significa farne ben più gravi tra poche settimane, se non tra pochi giorni”. Siccome l'Italia è une paese europeo, il tema deve essere allargato all'Europa: “Il nostro contributo sarà decisivo per superare anche la crisi europea, che rischia di diventare sistemica. Al di fuori dell'euro ci sono la povertà e la stagnazione, l'isolamento e assenza di futuro per il paese e le giovani generazioni”. Queste parole sono importantissime perché dimostrano che finalmente qualcuno pensa per tutti noi. Certo la situazione è caotica, ma fra qualche anno, e speriamolo il più presto possibile, il bilancio sarà equilibrato e ognuno di noi, anziani o giovani, donne o maschi, potrà progettarsi e realizzarsi. Però, la realtà è che le 15-35 anni sono le generazioni sacrificate, ma non dobbiamo essere egoisti, lo sapevamo ma adesso non possiamo più rinnegarlo. Resta solo da agire in coscienza.

Nessuno sarà al riparo secondo il discorso del Premier: “La lotta all'evasione fiscale è una priorità, escludiamo la possibilità di condoni, che garantiscono gettito immediato, ma non funzionano sul lungo periodo. Vogliamo una fiscalità non punitiva, per le piccole imprese e le imprese individuali. La riduzione del debito pubblico è un'esigenza vitale e ogni deviazione rischia di far sprofondare in un abisso, l'esempio della Grecia è vicina”. Pure le infrastrutture non sono al riparo: “Il decreto prevede anche un pacchetto di interventi di carattere ordinamentale per sbloccare le infrastrutture”, precisa poi Monti, annunciando in aula alla Camera che “la riunione di domani del Cipe ha l'obiettivo di mobilitare 5,2 miliardi per sbloccare interventi”. E aggiunge infine: “L'Italia risanerà la propria economia quando riuscirà a spingere verso l'emersione vaste aree di economia sommersa, evasione ed elusione: a tal fine il decreto prevede un'azione sistematica di lungo periodo che parte da un'azione generale di uso di moneta elettronica e fatturazione elettronica”. Ma la riforma più controversa resta senza dubbio quella delle pensioni perché l'Italia è il caso particolare in cui le pensioni sono basate su un doppio sistema: quello della vecchiaia e quello dell'anzianità. Nel primo caso, la data di partenza sarà rimandata fin dal 2012 da 62 a 66 anni per gli uomini e da 60 a 62 anni per le donne. Nel secondo caso, occorrerà aver versato cotisazioni per 41 anni e 1 mese per le donne e per 42 anni per gli uomini al posto dei soliti 40 anni per i due. L'obbiettivo è di riuscire a sopprimere il regime basato sull'anzianità. Dunque, il soldo si ammonterà a seconda degli anni e fin dal 2012 le pensioni saranno gelate, tranne quelle inferiori a 960€. È una decisione che non soddisfa affatto Susanna Camusso, leader della CGIL che dichiara che queste misure non rispettano le realtà sociali. Inoltre, la tassa fondiaria abolita da Silvio Berlusconi nel 2008 sulla residenza principale sarà reintrodotta sotto una nuova forma. È una misura che riguarda l'80% degli italiani. Difatti, ormai la tassa sarà municipale di cui l'ammonto sarà calcolato rispetto ai redditi delle famiglie e al valore dei beni immobili, rivalorizzato uniformemente del 60%. Invece, le richieste del centrosinistra e dei sindacati a proposito delle imposizioni sulle grandi fortune non sono state sentite visto che Monti non prevede nessuna misura per i “ricchi”. La causa è il veto imposto dal Pdl, partito fortissimo al Parlamento che impedisce i tagli sulle grandi fortune. Tuttavia, una forma di contributo all'accelerazione della riduzione del debito pubblico sarà avviata tramite una tassa speciale che corrisponderà al 120% del PIB per chi possiede una macchina di lusso, uno yacht o un elicottero. Secondo l'associazione dei consumatori Adiconsum, le misure adottate nel 2011 costeranno circa 2890€ per ogni famiglia.

Tutto è stato pensato da Monti per raggiungere il pareggio nel 2013 ma essendo realista dice che sa già che questo piano non soddisfarà nessun partito. Difatti, la Lega Nord di Umberto Bossi in testa si presenta frontalmente opposto al piano Monti: “Mario Monti si è nominato eroe della salvezza in una guerra già persa dall'Italia. Il discorso di Monti non mi ha convinto: la manovra è da buttare, ci sarebbe bisogno di creare posti di lavoro, ma Monti non lo sa fare. Questo governo non ne è capace”. Pierluigi Bersani, leader del Pd, dal suo canto assume una posizione sfumata: “Condividiamo la filosofia della riforma del piano pensionistico. Però l'approccio a questa riforma deve essere meno duro. Noi abbiamo a cuore uno che è andato a lavorare quindici anni e che ha un salario e una pensione bassi, non gli si può chiedere di sopportare decurtazioni oltre un certo limite”. Pure il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si pone contro: “Così com'è, noi la manovra non la votiamo. La respingeremo se non sarà corretta. Perché la reputiamo iniqua e ingiusta, da riscrivere in Parlamento. Questa manovra non soddisfa le esigenze di giustizia sociale. Presenteremo una contromanovra in alcuni punti che consentirà di far quadrare i conti lo stesso”. Infine, Nichi Vendola il presidente della regione Puglia definisce la manovra poco equa: “Non si può essere audaci nel colpire i poveri e timidi nel colpire i ricchi. Questo è insopportabile: gli interventi sulla ricchezza mi sembrano molto fumosi. Colpire gli scudati con un intervento dell'1,5% mi sembra un segnale di grande timidezza. Non bisogna essere degli scienziati di economia per capire che si tratta di una manovra quasi per intero sulle spalle del ceto medio-basso e dei pensionati”. Invece, Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ha ritenuto “indispensabili le riforme annunciate”, rimpiangendo però l'aumento della pressione fiscale.

Non è quindi compito facile quello di Mario Monti ma l'esito può essere positivo a patto di essere tutti uniti nella sofferenza per ricrescere più forti. Adesso non tocca più “a loro” ma tocca “a tutti noi”.

letteratura
25 novembre 2011
Concita De Gregorio, "Cosi è la vita"

L'emblematica Concita De Gregorio ha presentato il suo ultimo libro intitolato “Così è la vita” alla libreria Ambasciatori di Bologna, il 25 novembre 2011.

La libreria era sovrappopolata, centinaia di persone erano presenti per ascoltare uno dei simboli del giornalismo femminile italiano. C'era gente dappertutto: al pianterreno, sulle scale, al primo e secondo piano, più nessuna sedia di libera. Un successo. La De Gregorio arrivò alle 18 e faticò ad aprirsi una strada tra il pubblico per raggiungere la pedana. Appena viene presentata che la gente applaudisce.

Attraverso questo libro, abbandona la sua prima caratteristica, quella di scrivere di politica, per invece parlare delle cose taciute, ovvio dell'ombra della vita. Le sue parole d'ordine sono : verità e autenticità; che secondo lei, “esse sono state negate durante lo scorso ventennio per non dire durante gli ultimi 17 anni”. Nel suo libro, lei parla dei tabù della vita tramite la spontaneità dei bambini. In realtà, questa sua ultima produzione è un'antologia dei suoi precedenti scritti. In qualche modo, Concita De Gregorio tenta di esorcizzare le paure che possiamo avere nei confronti dell'ignoto. Ad esempio, tratta particolarmente il tema della morte. Come parlare della morte o della propria morte senza averne paura? Lei, si propone di mostrare che la morte non è una sconfitta ma un'evoluzione. Prendendo l'immagine dei funerali, non ne fa un ritratto negativo o triste ma al contrario, li presenta come pezzi di vita. Ogni persona che viene al funerale dell'amico o del parente deceduto fa parte del puzzle della vita di questa persona. Ognuno viene con una storia, un ricordo, una rappresentazione della persona perduta, e così ne perpetua la sua anima. I funerali presentati in tal modo non sono più i pallidi luoghi di lutto, di separazione, di trauma, ma diventano un luogo di condivisione. La morte, quindi, non è più una fine ma un inizio. E lei si rifiuta di parlare del “dopo” perché non ha la pretesa di poter farlo ma soprattutto perché vuole lasciare alla gente il suo proprio approccio a questo confuso sentimento.

Fedele al suo primo ruolo di giornalista, lei racconta quello che vede, e questo in libro per tradurre la realtà, ha scelto di raccontare le individualità. Si giustifica dicendo che “durante il ventennio di Berlusconi, è stato attuato il culto del pensiero unico, un impoverimento delle diversità e dell'orgoglio della propria identità”. Per illustrare questo suo pensiero, la De Gregorio ha raccontato la storia dell'Italia durante gli anni berlusconiani vista da un marziano. L'autrice dice: “La finzione è diventata la realtà. Una realtà nella quale i bambini ed i vecchi non esistono. Le donne tutte identiche e semi-nude, non superano i 40 anni per via del freddo e gli uomini i 50 anni, certi ingrassano, altri perdono i capelli. Gli uomini che riescono a raggiungere i 70 anni, sono quelli che fanno politica.” Una storia quasi familiare e ben significativa di un paese che ha disprezzato le differenze, mentre l'identità è l'individualità. Raccontando “Così è la vita”, Concita De Gregorio prova di ostacolare il diktat dell'image-making, della fabbrica della giovinezza, la dilagante superficialità della nostra società. Insomma questo libro è un percorso iniziatico per un popolo in cerca della sua autenticità.

Che cos'è la felicità? Aver potuto incontrare questa giornalista ricca di semplicità e di generosità. Così è la Concita.

http://www.lavocedellinformazione.it/?p=4161

letteratura
22 novembre 2011
Luca Telese, "Gioventù, Amore e Rabbia"

Luca Telese, uno dei protagonisti della scena giornalistica italiana, ha presentato il suo ultimo libro intitolato “Gioventù, Amore e Rabbia” il 22 novembre 2011 alla libreria Ambasciatori di Bologna. La sua prima intenzione scrivendo il libro è stata quella di raccontare un frammento della crisi economica, politica e sociale che sta vivendo l'Italia. Delinea un percorso precario che dovrà fronteggiare la gioventù ma non solo, e per descrivere al meglio la totalità di quest'Italia precaria, il Telese ha scelto di raccontare le individualità. Il suo libro non è un blocco romanzato, è un insieme di frammenti di “storie di chi vuole cambiare un'Italia che non ci piace più”, dalla sua cara amica giornalista uccisa in Afganistan Maria Grazia Cutuli all'operaia sbeffeggiata della F.I.A.T, il cui figlio vuole fare il cuoco da grande per aprire un ristorante ed assumere sua madre per tirarla fuori dalle sue disumane condizioni di lavoro. Poiché il ruolo del giornalista è di andare alla fonte del problema per vederlo, capirlo e raccontarlo, facendosi così gli occhi della gente pur di tradurre le patologie della società. Per l'autore la metafora più significativa della precarietà, sono i giovani giornalisti che vengono pagati 4€ al pezzo lungo e 2,50€ al pezzo medio-corto. Quando la speranza finisce in un singhiozzo, si deve trovare radici, altrimenti si muore. Il Telese lo dice: per cavarsela bisogna avere un'idea in testa e un motorino.



http://www.lavocedellinformazione.it/?p=4064

politica interna
19 novembre 2011
Studenti in piazza contro il “governo dei banchieri”

Il nuovo governo non ha ancora cominciato i suoi lavori di fondo che già i movimenti studenteschi iniziano. Difatti, giovedì 17 novembre, 150 mila studenti hanno assalito le piazze di 70 città italiane tra cui i principali centri universitari come Genova, Bologna, Parma, Firenze, Roma, Milano e Palermo, insieme agli attivisti del sindacato Cobas. All'origine della protesta ci sono i tagli all'istruzione ma anche la sostanza tecnica del nuovo governo.

“Non pagheremo noi la vostra crisi” è stato uno degli striscioni più ricorrenti. Il governo è preavvisato: c'è una buona parte della gioventù che rimane diffidente. I giovani dimostrano di nuovo di non essere una maggioranza silenziosa. Sanno che sono il futuro dell'Italia e che sono la generazione sacrificata, però combattono oggi per impedire nuovi ostacoli alla loro futura realizzazione nella società. Le loro critiche sono ricevibili, ma sono davvero coerenti? Poco tempo fa, manifestavano contro il governo Berlusconi, più volte contro le riforme della Gelmini e adesso che entrambi sono stati decaduti, protestano contro quello che non è ancora accaduto. E finalmente potrebbe essere un atto ragionevole perché così emettono le loro condizioni per una buona convivenza. È ovvio che le rivendicazioni studentesche evidenziano l'impossibilità di assicurare un futuro degno alla gioventù economizzando sullo sviluppo della pubblica istruzione, economizzando sulle loro capacità, economizzando infine sulla cosiddetta meritocrazia. In tre parole: sprecando la gioventù. L'Italia sembra funzionare come un circuito chiuso: il circolo vizioso della precarietà determinata.

Il solito problema è però la mancanza di pacifismo di questi movimenti. Difatti, le agitazioni sono degenerate in scontri con le forze dell'ordine in diverse città. Per opporsi al “governo dei banchieri” numerose banche ed agenzie sono state imbrattate con vernice e uova, poi scambi tra la folla e la polizia di fumogeni e alleggerimento. Le città più toccate dalla violenza sono state Milano, Torino e Palermo dove si contano decine di feriti e numerosi denunciati. Milano, città simbolica della protesta per via della famosa Bocconi di Mario Monti, ha conosciuto una situazione difficilissima. Fin dalla partenza del corteo in Largo Cairoli, due gruppi di studenti rivali si sono affrontati a calci e pugni. Si conta un ragazzo ferito al volto. L'apogeo della tensione è stato il momento in cui i manifestanti hanno cercato di conquistare la Bocconi. Blitz fallito ma gli studenti hanno cercato di sfondare il cordone di poliziotti. I quali hanno respinto la loro avanzata tramite colpi di manganello. Pure a Torino, feudo del nuovo ministro dell'Istruzione F. Profumo, la situazione era incandescente. Gridando “né Berlusconi, né Monti”, il corteo ha cercato di attaccare la Banca d'Italia. Si contano 9 poliziotti e 4 manifestanti feriti. Stessa situazione a Palermo, dove la gioventù anticapitalista ha protestato tramite scritte di insulti davanti a una sede del Pdl e la sede del Banco di Sicilia. A Firenze, l'azione è stata quella di incatenare simbolicamente il portone della Banca d'Italia. Nella capitale, sono 20 mila studenti che hanno alzato la voce. Una parte dei manifestanti ha tentato di raggiungere Palazzo Madama, sede del Senato, ma è stata bloccata dai cordoni di polizia. A Napoli, 10 mila persone hanno occupato le strade con le stesse rivendicazioni. L'originalità di un manifestante però è stata l'azione pacifica e un po' pazza di Volfango Sbidio, 62enne, un professore che si è arrampicato sull'Arco Olimpico del Lingotto, a Torino. Almeno la sua denuncia dei tagli alla scuola pubblica è stata sentita. Vi ha affisso manifesti e bandiere del Cobas.

Questi fatti dimostrano lo stretto e pericoloso rapporto tra Economia ed Istruzione. Le paure legate a questo governo dei banchieri è una possibile globalizzazione da parte dei grandi gruppi economici, una centralizzazione bancaria. La parola d'ordine di Monti è “sacrifici ma con equità”. Sacrificata sarà la giovane generazione attuale e ne è cosciente. Tuttavia, attraverso tutti questi movimenti di piazza, abbiamo la dimostrazione della loro implicazione nella vita politica e sociale del paese. Questa è un'ottima prospettiva per l'avvenire perché finalmente il coinvolgimento è visto come un dovere. Insomma, la violenza è inaccettabile in una Democrazia ma resta per ora l'unica traduzione realistica del disagio e della degenerazione della gioventù italiana.

politica interna
17 novembre 2011
L'Italia di Monti, l'Italia dei giovani?

Il 12 novembre 2011, il Cavaliere smontava da cavallo ed era entusiasmante. Meno male. Ma oggi l'Italia ha bisogno di più. Più di un governo giovane e misto, più di una classe dirigente sana, più di misure per combattere la crisi. No. La nostra cara Italia ha bisogno di speranza. Speranza significa la società che ancora non c'è e siccome ancora non c'è, ancora non ha sbagliato, e siccome ancora non ha sbagliato, è una società che può fare cose giuste. Questa spinta l'ho vista durante la diretta dal Colle di quella storica serata. Gli italiani erano lì, in massa, improvvisamente, pacificamente, gli occhi brillanti di speranza, decisi a sfidare un'ultima volta il passato rappresentato da Berlusconi, ed affrontare insieme il futuro. Questa manifestazione civile illustra il nuovo stato d'animo degli italiani: saranno intransigenti e non permetteranno più la minima ingerenza politica.

Ne L'uomo in rivolta di Albert Camus abbiamo una rimessa in questione dell'essere umano da lui stesso. Tra individualismo e collettivismo perché nella rivolta l'individuo diventa altruista. Mi rivolto, quindi siamo, disse Camus. La rivolta è il prodotto dell'uomo informato, che possiede la coscienza dei suoi diritti. Cioè, l'uomo in rivolta può dire “no”. Però, rifiuta ma non rinuncia. E siccome non rinuncia, dice anche “sì”. Dice “sono in diritto di” e quindi rivoltarsi diventa un atto ragionevole. Rivoltarsi è l'unico gesto che dà senso all'esistenza. La vera rivolta, secondo Camus, è affrontare la realtà pensando di poter correggerla, pensando di diminuire le sofferenze, credendosi santo senza dio e senza fede. Questa rivoluzione ha il sapore dell'umanesimo, quindi Camus sapeva già che sbaglierà e per questo si rivolgeva all'uomo, alle individualità, a guadar la razionalità. Camus, cercava le verità nella natura dell'uomo, provando a non distruggere per il semplice fatto di essere arrabbiato – non si può spegnere il fuoco con la benzina – ma cercava di distruggere per ricreare, per ridisegnare i contorni di una realtà. Questa è l'impresa dei giovani oramai.

Ricordiamo la situazione giovanile in Italia. Secondo un il Censis, l'Italia vive una crisi generazionale, ossia, nel 2030 gli over-sessantenni saranno il 26% della popolazione totale mentre gli under-30 saranno il 21%. Si parla di un ricambio generazionale a rischio che evidenzia a che punto i giovani sono considerati come una merce rara ma sprecata. La conseguenza è che non si sa chi pagherà le pensioni delle future generazioni. Poi, il boom delle università a numero chiuso ostacola i progetti d'avvenire di numerosi studenti, che privi dalla possibilità di laurearsi preferiscono lasciare il paese. Nonostante tutto, anche con un diploma in tasca, certamente per mancanza di meritocrazia, i giovani devono fronteggiare la disoccupazione e la precarietà economica che impedisce loro di godere dell'indipendenza. Secondo l'Istat, il 29,3% dei giovani è alla ricerca di un lavoro. Spesso i 25-34enni smettono di studiare per lavorare ma il 28% dei laureati rimane disoccupato e il 35% non ha conquistato l'autonomia economica. Una percentuale che sale al 45% per le donne e che si accresce ancora al 53% nel Mezzogiorno. Solo l'11,5% dei 25-39enni è occupato a tempo determinato. Per questo tra il 2000 et il 2010, l'Italia ha perso 2 milioni di giovani-cervelli. Evidentemente queste situazioni creano tensioni fino ad arrivare come un mese fa, ad una guerriglia urbana. I membri del Black-Block che hanno preso Roma, non sono stranieri, senza diploma, provenienti da ceti sociali bassissimi, anzi sono ragazzi di buona educazione, laureati in scienze-politiche, in economia o in filosofia, provenienti da ogni ceto sociale e desiderosi semplicemente di ottenere un lavoro che permetta loro un'autonomia economica per uscire dalla precarietà. Lo ripeto, non si spegne il fuoco con la benzina, ma il loro grido di rabbia traduce un'ennesima ingerenza governativa.

I giovani di oggi sono gli adulti di domani e forse questo, Mario Monti l'ha capito. Nominando il 58enne Francese Profumo rettore al Politecnico di Torino, Monti dimostra di aver sentito ogni grido dei movimenti studenteschi contro le riforme della Gelmini. Quindi sembra essere una scelta di qualità. Certo adesso aspettiamo i fatti ma c'è nell'aria come un profumo di speranza.

http://www.lavocedellinformazione.it/?p=3960

politica interna
16 novembre 2011
L'Italia di Mario Monti

Vent'anni fa, Silvio Berlusconi scendeva in campo. Oggi scende dal trono. La notizia ha fatto il giro del mondo: il Cavaliere smonta da cavallo. C'è chi parla di Liberazione e c'è chi parla di Nuovo Risorgimento. Certo la sua caduta segna la fine di un'epoca ma segna anche l'inizio di un nuovo ciclo che speriamolo, riservi belle prospettive.

Quel 12 novembre 2011, fu un giorno di grandi aspettative per la gente. Mancava un'ora all'ufficializzazione delle dimissioni del Premier e un mare umano si versava nelle piazze. L'aria fresca di quella storica serata, sventolava il tricolore nel cielo di ogni grande città. Quello che dobbiamo ritenere di questo momento chiave della Storia italiana è appunto il raggruppamento in massa degli italiani al Colle. Erano lì per sfidare un'ultima volta il Passato ed affrontare insieme l'Avvenire. La cosa bella della drammatica crisi che sta vivendo l'Italia è la creazione spontanea e pacifica da parte della gente di un movimento di piazza privo della solita e deteriore caratteristica italiana di rispondere al male tramite la violenza. Ricordiamoci a questo proposito il Black-Block di Roma. Questa manifestazione civile illustra il nuovo stato d'animo degli italiani: saranno intransigenti e non permetteranno più la minima ingerenza politica. La gente torna a fare progetti ma per realizzarli devono rimboccarsi le maniche adesso. Roma non è stata costruita in un giorno ma le fondamenta di domani si solidificano oggi. Ci accordiamo tutti a dire che siamo stati testimoni ed architetti della Storia.

L'economista di grande fama e presidente della Bocconi, Mario Monti condurrà la transizione con un governo tecnico provvisorio fino al 2013. Siamo in bilico ma la maggior parte degli italiani si fidano del nuovo Premier che sicuramente ridarà all'Italia la sua credibilità e rispettabilità persa sulla scena politica internazionale. Tuttavia, anche se l'infatuazione della gente è presente, essa aspetta i primi atti per schierarsi. La sfida è grandissima per Monti: rilanciare la crescita, risolvere il problema della disoccupazione giovanile e femminile. Secondo l'Istat, il 29,3% dei giovani è alla ricerca di un lavoro e il 48,9% delle donne non ha un lavoro né lo cerca. Poi, dovrà fronteggiare una precarietà dilagante, quasi 3 milioni di lavoratori sono senza certezza sul futuro e l'Industria è sempre più debole. L'altro problema è quello dell'evasione fiscale. Ogni italiano evade il 13,5% del reddito. Però il neo-Premier ha saputo trovare le parole giuste per rasserenare gli italiani: “voglio trasmettere la mia fiducia nella solidità delle istituzioni e nella partecipazione della società civile”. Per questo si è circondato da 12 ministri tecnocratici tra cui 3 donne: agli Interni Anna Maria Cancellieri, ai Beni Culturali Lorenzo Ornaghi, agli Esteri Giulio Terzi di Sant'Agata, allo Sviluppo Economico, Infrastrutture e Trasporti Corrado Passera, alla Giustizia Paola Severino, al Welfare Elsa Fornero, all'Agricoltura Mario Catania, alla Difesa Giampaolo Di Paola, all'Istruzione Francesco Profumo, all'Ambiente Corrado Clini, alla Salute Renato Balduzzi, infine oltre ad essere presidente del Consiglio, Monti guiderà anche il ministero dell'Economia. Ha scelto come sotto segretario alla presidenza del Consiglio, Antonio Catricalà, l'attuale presidente dell'Autorità garante della concorrenza e del mercato. A prima vista, Monti ha soddisfatto le richieste dei diversi comitati che chiedevano meno vecchi e più donne.

L'Italia sta implodendo ma non sta crollando perché è retta dalla speranza della gente. Speranza significa la società che ancora non c'è e siccome ancora non c'è, ancora non ha sbagliato, e siccome ancora non ha sbagliato, è una società che può fare cose giuste. Ecco cos'è l'Italia dal 12 novembre 2011 alle 21.42. Pare che l'Italia sia il paese dei sognatori e non dei giovani ma sembrerebbe che i giovani si siano messi a sognare. Forse esiteranno ad emigrare, soprattutto se il nuovo governo propone riforme adatte alla loro situazione. La sola cosa sicura di questo periodo di transizione è che il governo non potrà più sprecare la sua principale risorsa, ossia la gioventù.

politica interna
31 ottobre 2011
Roma, teatro di una disastrosa realtà

Mentre il mondo s'indignava, Roma bruciava. Il 15 ottobre scorso è scoppiata una vera e propria guerriglia urbana, durante una pacifica e partecipata manifestazione di studenti italiani delle scuole superiori e delle università contro il ddl Gelmini, che ostacola e oscura il futuro di milioni di giovani. Il corteo era composto da alcune decine di migliaia di persone: ciò nonostante quello che va ricordato non è il numero di partecipanti, non i loro slogan rivendicativi, ma il nome del gruppo “Black Block” che ha preso in ostaggio la capitale e fatto perdere visibilità agli indignati.

Chi sono questi infiltrati? Perché hanno distrutto e bruciato tutto quello che era alla loro portata di mano? Erano in 500, maschi e femmine, tutti vestiti di nero, il viso coperto ed armati di molotov, bastoni e altre armi bianche. Secondo loro, tali scene di violenza erano necessarie e non sarebbero mai accadute se il governo non avesse rinnegato la sua gioventù. L'esito del loro “autunno caldo” è disastroso: 135 feriti fra cui 105 poliziotti, alcuni gravi, e danni che si ammontano ad almeno 5 milioni d'euro. Secondo le loro testimonianze, la violenza si impone in una società che fucila l'avvenire dei giovani.

Ho trent'anni, sono una ragazza-madre, non ho né casa né soldi e le istituzioni non fanno niente per me e mia figlia, dichiara A. un'attivista di quest'estrema sinistra. Un suo compagno appartenente pure lui ai Black-Block tiene un incisivo quanto efficace discorso sulla situazione attuale degli Under-30 in Italia, rappresentano il potere, difendono queste istituzioni che noi ripudiamo. Hanno ostacolato la nostra marcia sul Parlamento per gridare la nostra collera e la nostra disperazione. Defilare nella calma non ha alcun senso, i politici se ne fregano. Le nostre azioni non sono violente per natura, ci difendiamo contro la violenza dei politici e della società attuale. Una società che sta fucilando il nostro avvenire. L'unica forma di protesta possibile è la nostra, distruggere tutto per far prendere coscienza che la nostra collera è profonda e brutale.

Non fraintendiamoci su l'origine sociale di questi giovani. Non sono stranieri, senza diploma, provenienti da ceti sociali bassissimi, anzi sono ragazzi di buona educazione, laureati in scienze-politiche, in economia o in filosofia, provenienti da ogni ceto sociale e desiderosi semplicemente di ottenere un lavoro che permetta loro un'autonomia economica per uscire dalla precarietà. Non possiamo negare questa violenza, non possiamo non sentire il loro grido di rabbia e soprattutto non possiamo nasconderci dietro la solita frase: sono sempre gli stessi che protestano invece di tentare il tutto per cavarsela. Oggi, il governo si trova con le spalle al muro e deve assolutamente rimediare a questa preoccupante e tesa situazione. I sociologi parlano già di una “primavera italiana”, i più pessimisti qualificano questo caos come un ritorno dell'autunno caldo. La guerriglia svoltasi in piazza San Giovanni traduce l'impossibilità dei giovani a realizzarsi. I membri del blocco nero anche se radicali, ne sono coscienti e il loro movimento matura da tempo.

Difatti, la loro organizzazione era ben preparata; precisione imparata dai Black Block greci di Atene. Da un anno si addestravano, in modo particolare durante le manifestazioni anti-Tav Lione-Torino nella Val di Susa. Da ciò è scaturita la loro potenza ed incontrollabilità a Roma. Alla vigila della manifestazione avevano depositato, nei luoghi strategici e tutto il lungo del percorso degli indignati, le loro armi artigianali. Cosi hanno potuto infiltrarsi pacificamente nel corteo prima di far esplodere la loro rabbia. Di seguito, si sono divisi in due grandi battaglioni, essi stessi suddivisi in brigate per poter incerchiare facilmente la polizia ed infiammare il centro storico di Roma.

Questa situazione inaudita favorisce il potere esecutivo perché i Black Block romani hanno cancellato l'azione degli indignati che rivendicavano un cambiamento politico, economico e sociale. I mass-media in coro hanno parlato esclusivamente delle violenze accadute, quindi è facile per il governo manipolare il periodo che stiamo vivendo. Il fondo del problema è che questi anarchico-comunisti lottando contro il governo, ma volendo spegnere il fuoco con la benzina, stanno dando voti a quest'ultimo che si appoggerà sull'insicurezza da loro creata. Le azioni pacifiche non vengono premiate: prima i figli abbandonavano la Madre-patria, ora la stanno uccidendo.

televisione
16 ottobre 2011
L'Italia in minigonna

L'Italia e le sue Istituzioni esplodono dall'interno. Quest'Italia mi rammenta l'Autunno Caldo... senza la violenza, per fortuna. Prima il movimento degli operai sottopagati, poi quello degli studenti contro la riforma della Gelmini ed infine le donne per ritrovare la loro dignità. Crolla la politica, crolla la cultura, crollano le istituzioni, crolla la morale... ma finalmente gli italiani stanno sempre in piedi per ridar lustro allo stivale; almeno speriamo che lo facciano.

Parliamo delle Donne. “L'emancipazione della donna”, che bella invenzione. Tramite il Miracolo economico è avvenuta l'emancipazione della Donna – con la “d” maiuscola per favore. Però, uno ne ha approfittato per mettere la donna in vetrina nel piccolo schermo. A partire da questo momento la donna perde la sua dignità poiché è diventata negli anni successivi un oggetto. Le veline sono diventate il biglietto da vista di Berlusconi. L'emancipazione è stata abusata, manipolata anzi condizionata per gli interessi del futuro premier. Ad esempio, una “rivoluzione” in televisione, sono state le ragazze semi-nude. Non è affatto una rivoluzione ma sono gli inizi degli scandali sessuali di oggi. Il Rubygate ne è la conclusione logica. Berlusconi ha espresso attraverso un percorso televisivo iniziatico i suoi fantasmi sessuali: da “Colpo Grosso” al “Rubygate”. Una successione di trasmissioni porno-soft-legal, di orgie televisive... Non era una rivoluzione – negli anni precedenti, intendo – ma era della prostituzione legalizzata, sfumata. Adesso la televisione porno-soft non gli basta più quindi ha spostato i suoi fantasmi dallo schermo ad Arcore. Ehi Silvio, rappresenti l'Italia? Allora quando ti metti in minigonna?

In Italia manca la meritocrazia, soprattutto nei confronti delle donne. Tranne se sei bella, puoi diventare veline per la TV-Show di B. e poi farti assumere in Parlamento come la Minetti, la Matera o la Carfagna. L'ideologia femminista non c'è più. La parola “femminismo” è stata demonizzata dalla stampa e rinnegata dalle donne per via di quella mascolinizzazione col “-ismo” finale. Peggio ancora, quando si parla di minoranza si pensa subito alle donne. Invece, la donna non è rappresentativa di una minoranza ma è una delle forze dello Stato. Bisogna vedere la manifestazione “Se non ora quando?” per la dignità delle donne del 13 febbraio 2011 per rendersene conto : 1.000.000 di donne hanno alzato la voce per chiedere rispetto al Cav' che attraverso la sua Tv e i suoi scandali sessuali, mutila il corpo femminile.

È così lontano il tempo della Tina Merlin (fu giornalista, scrittrice e membro della Resistenza durante la guerra) e della Nilde Lotti (fu membro del PCI e prima donna eletta alla Presidenza della Camera dei deputati) ?

Prima la gente era lobotomizzata, adesso è cosciente ma siamo in parte colpevoli perché avevamo visto tutto questo scenario oscene e mai l'abbiamo interrotto sennò troppo tardi. L'Italia è una bomba a scoppio ritardato, la questione è di sapere quando esploderà?

BUM!!!

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/10/16/litalia-in-minigonna/#more-386

CULTURA
11 ottobre 2011
Roberto Saviano, il Camus italiano [2nda parte]

Camus stabilisce la missione dello scrittore durante un discorso del 10 dicembre 1957, mentre riceve il premio Nobel: la missione dello scrittore è fatta ad un tempo di difficili doveri. Per definizione, non può mettersi oggi al servizio di coloro che fanno la storia: è al servizio di quelli che la subiscono. O, in caso contrario, lo scrittore si ritrova solo e privo della sua arte. Tutti gli eserciti della tirannia con i loro milioni di uomini non lo strapperanno alla solitudine anche e soprattutto se si adatterà a tenere il loro passo. Ma il silenzio di un prigioniero sconosciuto ed umiliato all’altro capo del mondo sarà sufficiente a trarre lo scrittore dal suo esilio, ogni volta, almeno, che arriverà, pur nei privilegi della libertà, a non dimenticare questo silenzio e a divulgarlo con i mezzi dell’arte. Nessuno di noi è abbastanza grande per una simile vocazione. Ma in tutte le circostanze della sua vita, ignorato o provvisoriamente celebre, imprigionato nella stretta della tirannia o per il momento libero di esprimersi, lo scrittore può ritrovare il sentimento di una comunità vivente che lo giustifichi, alla sola condizione che accetti, finché può, i due impegni che fanno la grandezza della sua missione: essere al servizio della verità e della libertà. Poiché la sua vocazione è quella di riunire il maggior numero possibile di uomini, egli non può valersi della menzogna e della schiavitù che, là dove regnano, fanno proliferare la solitudine. Qualunque siano le nostre debolezze personali, la nobiltà del nostro mestiere avrà sempre le sue radici in due difficili impegni: il rifiuto della menzogna e la resistenza all’oppressione. Ossia, quando lo scrittore sta raccontando, donando vita o libertà a qualcosa che sta subendo un'ingiustizia, quando sta raccontando di temi civili, di verità o di realtà, si interrompe la sua solitudine ed inizia ad esistere la sua parola. La solitudine che vive la scrittura, fa sentire lo scrittore uomo tra gli uomini. E far sentire la propria parola è una rivolta. Saviano crede nella forza umana che è quella di capire, compatire e sognare. E da quando la sua voce ebbe un peso nell'opinione pubblica, egli condivide questi tre principi, attraverso la dimensione collettiva della sua parola. Perciò, viene ritenuto un simbolo della libertà d'espressione. Ma se in un paese esistono simboli di una cosa, significa che manca questa cosa. Manca la libertà d'espressione in Italia? Secondo i rapporti di Freedom House, l'Italia è parzialmente libera mentre parlare o raccontare non è vietato; è un diritto perfino un dovere civile. Saviano usa questo diritto che è iscritto all'articolo 21 della Costituzione della Repubblica italiana. È un articolo essenziale nella formazione delle coscienze poiché prevede a tutti il diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione [...]. Sembra compito facile, ma occorre avere una massima credibilità. Saviano è credibile. E quando partecipò alla trasmissione “Vieni via con me” di Fabio Fazio su Rai3, i suoi monologhi hanno registrato uno share altissimo, perfino superiore alla grande partita di calcio tra Barcellona/Inter. È significativo del coinvolgimento della gente nella sua rivolta. Durante uno di quei monologhi, è arrivato davanti alle telecamere con il tricolore in mano. Per la prima volta da molto tempo, il tricolore sembrava pulito, sembrava a posto suo. Allora, recitava simbolicamente il giuramento dell'Unità: io do il mio nome alla Giovine Italia, associazione di uomini credenti nella stessa fede; giuro, invocando sulla mia testa l'ira di Dio, l'abominio degli uomini e l'infamia dello spergiuro, s'io tradissi in tutto o in parte il mio giuramento. Giuro di uniformarmi alle istruzioni che mi verranno trasmesse nello spirito della Giovine Italia da chi rappresenta con me l'unione de' miei fratelli, e di conservarne, anche a prezzo della vita, inviolati i segreti. Giuro di consacrarmi tutto e per sempre a costituire con essi l'Italia in nazione una, indipendente, libera e repubblica. È stato un grande momento televisivo, emozionante perché allora si capisce che la parola chiarisce l'orizzonte. Si rivolta, quindi siamo.

Robbè, come i giovani lo chiamano affettuosamente, è una rosa spuntata nel deserto. È un barlume di speranza per chi vuole credere in una società migliore. L'Italia pulita ha un volto giovane. Camus disse: Ma l'inferno ha un tempo solo, la vita un giorno ricomincia.

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/10/10/roberto-saviano-il-camus-italiano-2%c2%b0parte/

CULTURA
10 ottobre 2011
Roberto Saviano, il Camus italiano [1a parte]

Don Lorenzo Milani disse: che senso ha avere le mani pulite se si tengono in tasca? Sembrerebbe che Roberto Saviano abbia fatto suo questo motto.

Saviano è il prosatore delle storie taciute in Italia. Best seller precoce con Gomorra nel 2006, egli si inserisce nella tradizione del romanzo non-fiction di Truman Capote, proponendo libri in cui il fiume del romanzo e il fiume del saggio dormono nello stesso letto. Fin da bambino ha sempre avuto l'ambizione di raccontare, ma oggi la sua ambizione è diventata la sua condanna, poiché dal successo internazionale di Gomorra – che mette in luce i meccanismi dell'impero economico della Camorra – è minacciato di morte dal clan dei Casalesi e vive sotto scorta. È una vita infernale che tuttavia, non l'impedisce di proseguire il suo scopo: denunciare. Quelli che vogliono delegittimarlo, lo tacciano di “infangatore della propria terra”. Ma delegittimare è il proprio della macchina del fango. Invece se mai infanga, è per amore della propria terra pur di ridarle legittimità, perché vuole cambiare le cose, vuole coinvolgere la maggior parte degli italiani nella sua lotta. E tutto questo semplicemente parlando. Perché la parola, si può usarla in silenzio ma fa molto più rumore di una valanga. La parola si trasmette, si condivide, si appropria. Non si esprime soltanto la sua voce, ma attraverso essa, la voce di chi non ce l'ha più, o di chi non può averla, come Pier Paolo Pasolini, Miriam Makeba e tutti questi anonimi protagonisti di un contesto sociale. Per raccontare come stanno le cose, Saviano racconta il contesto e per raccontare la veridicità del contesto, racconta le vite di quelli che lo compongono. In questo somiglia molto ad Albert Camus che considerava l'uomo mediterraneo come l'uomo totale, in senso greco orientale cioè l'uomo come insieme di cose che compongono la sua quotidianità.

Lo scrittore civile, quello che osserva la realtà per renderne conto, non deve dare risposte ma porre domande. In questo Saviano, grazie alla sua scrittura investigativa, è un suscitatore di idee. Basandomi su Camus, posso affermare che Saviano è un uomo in rivolta civile. Un uomo di onore. Camus considerava compito di ogni generazione quello di rivoluzionare il mondo. Saviano fa parte della generazione in cerca della società giusta. Ne L'uomo in rivolta, abbiamo una rimessa in questione dell'essere umano da lui stesso. Tra individualismo e collettivismo perché nella rivolta l'individuo diventa altruista. Mi rivolto, quindi siamo, disse Camus. La rivolta è il prodotto dell'uomo informato, che possiede la coscienza dei suoi diritti. Cioè, l'uomo in rivolta può dire “no”. Però, rifiuta ma non rinuncia. E siccome non rinuncia, dice anche “sì”. Dice “sono in diritto di” e quindi rivoltarsi diventa un atto ragionevole. Rivoltarsi è l'unico gesto che dà senso all'esistenza. La vera rivolta, secondo Camus, è affrontare la realtà pensando di poter correggerla, pensando di diminuire le sofferenze, credendosi santo senza dio e senza fede. Questa rivoluzione ha il sapore dell'umanesimo, quindi Camus sa già che sbaglierà e per questo si rivolge all'uomo, alle individualità, a guadar la razionalità. Saviano come Camus, cerca le verità nella natura dell'uomo, provando a non distruggere per il semplice fatto di essere arrabbiato – non si può spegnere il fuoco con la benzina – ma cerca di distruggere per ricreare, per ridisegnare i contorni di una realtà. 

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/10/09/roberto-saviano-il-camus-italiano-1%c2%b0parte/#more-351

politica interna
4 ottobre 2011
L'ossimoro della Repubblica

Nel nostro governo c'è qualcosa che mi scandalizza particolarmente: Mara Carfagna, ministro delle Pari Opportunità. Il premier ha spinto lo scherzo un po' troppo in là. È stata una scelta del tutto viziosa. Un modo di dire: il boss sono io, ragiono con le mie regole di plastica e non con quelle della meritocrazia. Però era una vicenda che m'interessava molto perché ero curiosa di vedere come ella condurrebbe le sue cariche. Intendo, per svolgere questo tipo di compito, bisogna una formazione almeno teorica. Ma la Carfagna usciva dal nulla, o dalla televisione – stessa cosa. In fin dei conti è a posto suo, era una showgirl, adesso è una showparlamentare, sotto la protezione di uno “show-lapin” in un clima culturale che scorre da vent'anni nelle vene dell'Italia: the politic show.

Tuttavia la vicenda Carfagna è un po' più complessa. Il quadro appena dipinto è improntato di un pessimismo volontario e non ideologico. La Carfagna mi è simpatica e se la chiamo “l'ossimoro” è per un motivo puramente politico che svilupperò nel paragrafo successivo. In realtà, la sua storia riflette quella della mia generazione. Per i giovani di oggi – e sopratutto per le ragazze – il diploma non impedisce la disoccupazione. Prendo simbolicamente Mara Carfagna perché dieci anni fa, nel 2001, si laurea in Giurisprudenza con 110 e lode, discutendo una tesi in Diritto dell'informazione e sistema radiotelevisivo. Ma non trova il lavoro che corrisponde all'intitolato dei suoi studi e quindi si compromette volontariamente con l'impero mediatico berlusconiano. Astuta la Carfagna che capirà rapidamente che il titolo di velina è più prestigioso del titolo di studio. Ecco la realtà italiana: c'è chi lascia il paese per essere in accordo con la propria ambizione e c'è chi resta contornando la logica per compromettersi e “riuscire diventando un prodotto già concepito”. Poi il seguito della storia la conosciamo.

Rispetto alla sua carriera politica, invece, c'è qualcosa che non posso accettare o capire. La sua svolta del 2009 in favore della difesa della comunità GLBT era una buona iniziativa per rendere il Pdl umano. Mai avrei pensato che qualcuno di questa destra si porrebbe in favore. La Carfagna allora attizzava ancora di più la mia attenzione. Eppoi arriva il caso/caos del 26 luglio 2011 quando ella si astiene di votare una legge che mirava ad introdurre l'aggravante di omofobia nei reati penali: "Mi sono astenuta perché, pur non condividendo alcuni passaggi della proposta di legge presentata dal Pd, avrei preferito che si arrivasse alla discussione nel merito del provvedimento, per migliorarlo. [...]Ho sempre pensato che sia utile per il Paese una legge di stampo europeo che introduca aggravanti per i reati commessi in nome di tutte le discriminazioni e, tra queste, quella per orientamento sessuale. Il Parlamento si è espresso chiaramente, sollevando pregiudiziali di costituzionalità sul testo messo ai voti. Mi auguro che si possa ricreare al più presto il clima necessario per la ripresa del dialogo tra maggioranza e opposizione e che, dal confronto, possa nascere una proposta capace di trovare il consenso del Parlamento." Dunque, non ha agito come ministro delle Pari Opportunità – il cui dovere è di limitare le discriminazioni tra i cittadini – ma ha agito pensando esclusivamente alla sua etichetta del Pdl – la quale impedisce ogni senso civico.

Mara Carfagna, vorrei porLe una domanda: una destra sociale è un ossimoro?

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/10/03/lossimoro-della-repubblica/

politica estera
26 settembre 2011
Quei paesi silenziosi

Chi avrebbe pensato di assistere alle scene di violenza capitate quest'estate in Norvegia ed in Inghilterra? Di solito, non se ne parla mai di questi paesi, tranne quando c'è il matrimonio dell'erede ovviamente, o magari quando un giornalista norvegese pubblica vignette di Maometto con una bomba nel turbante oppure quando il 7 luglio 2005 a Londra quattro kamikaze colpirono gli underground all'ora di punta uccidendo 52 persone.

Insomma, cosa successe quest'estate di cosi orribile? Un certo Mark Duggan, 29enne, padre di quattro bambini, fu ucciso dalla polizia il 6 agosto 2011, a Londra nel quartiere sfavorito di Tottenham. Secondo le autorità era considerato un protagonista della malavita organizzata londinese. La sua morte provocò scontri immediati, e le rivendicazioni della comunità multietnica del quartiere si dilagò via i social network ad altri quartieri: Enfield, Wood Green, Walthamslow, Islington, Oxford Circus, East Ham, Hackney, Campden, Ealing, Clapham, Lewisham, Peckham, Brixton e Croydon. Brucia Londra e regna il caos. Come tradurre queste violenze? C'è scontro e scontro. C'è chi vuole distruggere per il piacere e chi vuole farlo per costruire. I vandali saccheggiano i negozi, le macchine, gli stabili mentre i parenti arrabbiati vogliono far luce sugli avvenimenti perché ciò non accada più. In ogni prova non occorre cercare il nemico ma l'insegnamento. Sarà una storia di razzismo o di riconoscenza civile? Certamente. Però, non sarà una storia isolata. Tentante è il legame con un dramma successo nell'ottobre '85, nello stesso quartiere: la morte di una caraibica che generò scontri tra giovani e poliziotti. Forse, l'Inghilterra dovrebbe rivedere la sua politica sull'immigrazione favorendo l'integrazione.

Oslo 22 luglio 2011, Anders Behring Breivik, 32enne vuole provare al mondo che un solo uomo con una sola convinzione può distruggere più vite di un'armata senza credenza. Perciò uccide 77 persone in due attentati quasi simultanei. Doppio attentato ideato, pensato, previsto, abbozzato sull'internet ed attuato. L'aspetto interessante non è sapere come ha fatto, ma è di capire come è arrivato a questa pazzia. Ha fatto la scuola di commercio di Oslo, è padrone della Breivik Geofarm, con suo padre non nutre più legami dal '95 e si è buttato in una politica chiaramente ed “estremamente” anti-immigrazione musulmana, che secondo lui è dannosa per l'identità e l'ordine sociale del suo paese. La sua etichetta di fondamentalista-cristiano è molto controversa poiché nel suo manifesto 2083 – una dichiarazione d'indipendenza europea si considera distaccato dalla figura di Gesù o di Dio: “essere cristiano può significare molte cose; che credete nell'eredità culturale cristiana europea. Di fronte all'eredità culturale della cosiddetta Europa, le nostre norme (includendo i suoi codici morali e le sue strutture sociali), le nostre tradizioni ed il nostro sistema politico moderno sono fondati sulla Cristianità (protestantesimo, cattolicesimo, ortodossia), così come sull'eredità dell'Europa dei Lumi. Quindi non è necessario essere improntato di una relazione personale con Dio o Gesù per combattere per la nostra eredità culturale in una visione europea.” Il manifesto conta 1518 pagine, ABB ha messo 9 anni per scriverlo e nessuno si è accorto di nulla? Idee così, si pensano, si maturano, si condividono. D'altronde, secondo ABB la sua lotta è condivisa da 60.000 “patrioti” italiani. A proposito, vorrei fare un bel applauso al “Giornale” che pubblicò un convincente pezzo su Al-qaeda prima di sapere se effettivamente l'attentato era di aspirazione islamica o di un biondino dagli occhi blu; bella coscienza giornalistica. E necessariamente anche a certi membri della Lega che sostennero l'iniziativa di una difesa della civiltà occidentale.

Vorrei capire come il silenzio si è rotto. Come due uomini, semplici uomini mortali hanno potuto instaurare un clima degno di un paese sotto tensione da anni. Politicamente sono paesi tranquillissimi forse grazie alla monarchia che non impone un rinnovo presidenziale a scadenza determinata, così possono dedicarsi a tempo pieno e sul lungo termine a problemi essenziali che non potrebbero essere avvicinati durante un mandato elettorale. La Norvegia nel 2007 fu dichiarata “paese più pacifico al mondo”. L'Inghilterra è celebre in parte per il rispetto nelle autorità e le istituzioni in generale. Tali scontri tra polizia e giovani non si sono visti da almeno trent'anni. Allora perché appunto oggi, nel 2011, la Norvegia e l'Inghilterra esplodono dall'interno?

Tutto sommato ho un po' paura perché mi rendo conto che ognuno di noi può (a condizione di non conoscere i propri limiti o di non averne) diventare un terrorista: basta una sola convinzione e non una credenza religiosa.

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/09/26/quei-paesi-silenziosi/

CULTURA
24 settembre 2011
Little Italy

150 anni fa, nasceva l'Italia. Stiamo festeggiando lo storico compleanno di un'unità geopolitica nello stivale da Torino a Lecce, da Venezia a Palermo passando dalla città eterna. Ma non possiamo festeggiarlo a meno dei nostri fratelli sradicati, emigrati per il mondo e soprattutto negli Stati-Uniti, che hanno promosso un'unità culturale.

Nei primissimi del Novecento, quando Giovanni Giolitti, favorì il decollo industriale ed attraverso questo la democratizzazione dell'industria, si è assistito ad una massiva emigrazione di persone disinteressate da quello sviluppo economico. Furono persone provenienti dal Sud, dal Veneto o dal Piemonte. Quest'emigrazione fu favorita dal governo perché la gente di tensione se ne andò oltre-atlantico, e non era più un peso morto. Riceverli, fu una soddisfazione per gli Stati-Uniti che allora avevano bisogno di manodopera per sviluppare la loro propria industria. Ma questi italiani diventati statunitensi, pensavano di tornare a casa quindi mandavano soldi alla famiglia. Queste rimesse furono la prima voce dell'economia ed ebbero il merito di favorire lo sviluppo industriale del Nord Italia e delle regioni più avanzate della penisola. Quegli stessi emigrati furono pure i primi promotori della cultura italiana all'estero portando nelle loro valigie la loro musica, la loro cucina, le loro tradizioni. Perciò chiamarli gente di tensione è ingrato. Invece, l'emigrazione italiana, fu una bella emigrazione. Essere italiano era un criterio di qualità per lavorare. I padroni reclutavano italiani perché erano simbolo di fiducia, di lealtà, di sicurezza, facevano la loro faccenda con serio senza lamentarsi, e quindi si sono integrati correttamente nella società. I nostri nonni o bisnonni si sono raggruppati fra le stesse mura e hanno creato così Little Italy. È certamente il più bel esempio di esportazione culturale. All'inizio Little Italy somigliava ad un ghetto come nell'opera di Robert De Niro “A Bronx Tale”. È vero che il quartiere era diviso fra tanti settori a seconda dell'origine dei suoi abitanti (calabresi, napoletani, siciliani, piemontesi o genovesi che siano). Non era un rifiuto di americanizzazione ma era semplicemente un rifugio, un punto di riferimento per rispettare le radici e non dimenticarle. Una delle Little Italy più celebre è senza dubbio quella di Manhattan a New-York che fino agli anni Cinquanta contava al di là di 120000 emigrati italiani. Ma col passar degli anni, la gente del quartiere si è sciolta mirabilmente fra la gente americana. Prima era un'identità, adesso Little Italy è diventata un quartiere turistico. D'altronde, il 22 febbraio scorso, “The New-York Times” titolava New-York's Little Italy, littler by the year. Il quotidiano costatava che c'era sempre meno italiani puri a vivervi. Fatto dovuto in gran parte al riflusso dell'emigrazione degli anni Sessanta ed all'estrema espansione del quartiere cinese Chinatown. Una volta la stabilità economica acquisita, gli italiani hanno lasciato Little Italy per altri luoghi come il Queens, e hanno venduto il loro appartamento ai cinesi. Quindi delimitare chiaramente la zona del quartiere italiano oggi è quasi impossibile. La frontiera con il Chinatown è sempre più incerta e la popolazione italiana non supera il 10% degli abitanti.

Però, le generazioni seguenti a quelle arrivate nei primissimi del Novecento, non rinnegano le loro radici, certi perpetuano le tradizioni famigliari, altri invece rompono col passato per assumere pienamente il loro statuto di nuovi-americani, ma anche se non parlano più, o poco, la lingua materna, rimangono italiani nell'orgoglio. A New-York, un modo di radicarsi all'Italia è di festeggiare per una decina di giorni ogni settembre, San Gennaro, il Santo Patrono di Napoli, con processioni, mercati dai mille sapori italiani, anzi concorsi di mangiatori di paste. Quindi le feste religiose o le tradizioni non sono perdute interamente.

Pure la nuova generazione di emigrati, porta con sé l'Italia in America come lo dimostra la testimonianza di Fabio Caparra, un cuoco di Philadelphia. “Io vivo qui da 17 anni. Sono sposato da 15 anni con un 'americana, ed abbiamo due bambini nati qui. Quando ho conosciuto mia moglie, lei non parlava italiano, ma ora grazie a “Italian International” sa parlarlo, così come i miei figli. In generale, seguo tutti gli sport italiani, specialmente la coppa del mondo; e sono un immenso tifoso della Juventus quindi la seguo da vicino. Tengo moltissimo alle tradizioni, la domenica si mangia sempre pasta fatta in casa, faccio il vino, le salsicce ed il salame ogni anno, ad i miei figli, piace molto aiutarmi. Faccio anche parte di un club di italiani. Personalmente, mi sento al 100% italiano, rifiuto il passaporto americano. Vengo giù in Italia tutti gli anni per rigenerarmi. Ed al mio ristorante la cucina italiana è al 100% tradizionale. Le tradizioni sono molto importanti per la mia cultura: natale, capo d'anno... le seguo tutte e sempre.”

Un'altra testimonianza molto significativa, è quella di Simone Toscano, un giovane di Little Italy in Alabama. “Di solito, le persone che provengono dal Nord Italia sono soggette a maggiori discriminazioni, ma quelli del sud come me, si integrano in maniera molto maggiore. Per parlare delle feste come quella di San Gennaro che è una festa di Napoli, è bellissima e si sta diffondendo anche qui a Little Italy Alamaba. Mi trovo molto bene.” Alla mia domanda “Quest'anno si festeggia il 150esimo compleanno dell'Unità d'Italia, ti senti parte integrante di quella festa malgrado la distanza?” Simone mi risponde con entusiasmo “Certo, qui a Little Italy l'aria del 150esimo anniversario si sente molto. Anche le persone sono molto contente. Però non si può dire che stiamo sentendo lo spirito d'Italia come viene sentito laggiù questo è certo, ma cerchiamo sempre di sentirci parte integrante degli eventi italiani.”

Insomma, essere italiano sradicato, italo-americano, americano di origine italiana, italiano nel orgoglio solo, non significa essere straniero all'Italia Madre. Il senso della famiglia, i valori delle tradizioni sono prove di attaccamento alle radici. Radicati e sradicati si uniscono dalla cultura. Perciò non possiamo festeggiare l'Unità d'Italia senza di loro. È un affare di famiglia.


Tag inseriti dall'utente. Cliccando su uno dei tag, ti verranno proposti tutti i post del blog contenenti il tag. Italia USA Little Italy

permalink | inviato da Charlotte_R il 24/9/2011 alle 9:33 | Versione per la stampa
politica interna
21 settembre 2011
Italia, paese dei diritti non umani [3°parte]

Art. 36.

Il lavoratore ha diritto ad una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sè e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa. La durata massima della giornata lavorativa è stabilita dalla legge. Il lavoratore ha diritto al riposo settimanale e a ferie annuali retribuite, e non può rinunziarvi.

Rinvio all'art.1, se non c'è lavoro non c'è retribuzione. Secondo il rapporto dell'Eurispes la laurea è inutile per il 20% dei lavoratori impiegati nei lavori sottoqualificati e il 50% della popolazione pratica un lavoro incoerente con l'intitolato del proprio diploma. Conseguenza: esistenza non dignitosa. Non parlerò dei figli che restano fino a 30-35 anni a casa dei genitori e che conquistano l'autonomia economica circa a metà strada dalla pensione. E neanche questo fenomeno è un mito.

Art. 37.

La donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore. Le condizioni di lavoro devono consentire l’adempimento della sua essenziale funzione familiare e assicurare alla madre e al bambino una speciale adeguata protezione. La legge stabilisce il limite minimo di età per il lavoro salariato. La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione.

“La donna lavoratrice”? Ma la quale? Quella che ha superato i diplomi col sudore degli studi o la velina che attizza l'attenzione di Papi? In Italia manca la meritocrazia, soprattutto nei confronti delle donne. Tranne se sei bella, puoi diventare veline per la TV-Show di Berlusconi e poi farti assumere in Parlamento come la Minetti, la Matera o la Carfagna. L'ideologia femminista non c'è più. La parola “femminismo” è stata demonizzata dalla stampa e rinnegata dalle donne per via di quella mascolinizzazione col “-ismo” finale. Peggio ancora, quando si parla di minoranza si pensa subito alle donne. Invece, la donna non è rappresentativa di una minoranza ma è una delle forze dello Stato. Bisogna vedere la manifestazione “Se non ora quando?” per la dignità delle donne del 13 febbraio 2011 per rendersene conto : 1.000.000 di donne hanno alzato la voce per chiedere rispetto al Cav' che attraverso la sua Tv e i suoi scandali sessuali, mutila il corpo femminile. È così lontano il tempo della Tina Merlin (fu giornalista, scrittrice e membro della Resistenza durante la guerra) e della Nilde Lotti (fu membro del PCI e prima donna eletta alla Presidenza della Camera dei deputati) ? Eppoi se la Repubblica tutela il lavoro dei minori, non possiamo protestare contro il Rubygate.

Art. 104.

La magistratura costituisce un ordine autonomo e indipendente da ogni altro potere. […]

Ah sì? È sicuramente per questo motivo che S. Berlusconi ha voluto trasferire il processo del Rubygate a Monza, no? In realtà penso che questo articolo sia in gran parte rispettato visto che certi politicanti considerano i magistrati come le Brigate Rosse e soprattutto visto che l'indipendenza è stata la “causa” della morte dei giudici Falcone e Borsellino. C'è chi si compromette e chi resiste. Ma intanto perché l'indipendenza dei magistrati fa tanta paura ai politici?

A questo punto, non posso non citare il perspicace Indro Montanelli che nel '94 diceva “la Costituzione della Repubblica italiana è in pericolo”. Infine su La Voce del 26 aprile dello stesso anno dichiarava: “la storia ha deciso che gli italiani non rinunceranno alla democrazia neanche se una maggioranza di connazionali dovesse fare scelte irresponsabili.”

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/09/21/italia-paese-dei-diritti-non-umani-3%c2%b0parte/

politica interna
20 settembre 2011
Italia, paese dei diritti non umani [2°parte]

Art. 19.

Tutti hanno diritto di professare liberamente la propria fede religiosa in qualsiasi forma, individuale o associata, di farne propaganda e di esercitarne in privato o in pubblico il culto, purché non si tratti di riti contrari al buon costume.

Allora vorrei una precisione su che cos'è il “buon costume”? Perché se mi ricordo bene la campagna elettorale attuata su Libero del 14 maggio scorso contro Pisapia (intendo l'editoriale di Belpietro) per i comunali di Milano, sulla prima pagina era evidenziata e denunciata la professione dell'Islam. Dove la libertà?

Art. 21.

Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero con la parola, lo scritto e ogni altro mezzo di diffusione. La stampa non può essere soggetta ad autorizzazioni o censure. Si può procedere a sequestro soltanto per atto motivato dell’autorità giudiziaria nel caso di delitti, per i quali la legge sulla stampa espressamente lo autorizzi, o nel caso di violazione delle norme che la legge stessa prescriva per l’indicazione dei responsabili. In tali casi, quando vi sia assoluta urgenza e non sia possibile il tempestivo intervento dell’autorità giudiziaria, il sequestro della stampa periodica può essere eseguito da ufficiali di polizia giudiziaria, che devono immediatamente, e non mai oltre ventiquattro ore, fare denunzia all’autorità giudiziaria. Se questa non lo convalida nelle ventiquattro ore successive, il sequestro s’intende revocato e privo d’ogni effetto. La legge può stabilire, con norme di carattere generale, che siano resi noti i mezzi di finanziamento della stampa periodica. Sono vietate le pubblicazioni a stampa, gli spettacoli e tutte le altre manifestazioni contrarie al buon costume. La legge stabilisce provvedimenti adeguati a prevenire e a reprimere le violazioni.

Ecco il mio articolo preferito, la mia bibbia, la mia sostanza! Illustrerò il non rispetto di questo articolo sotto due aspetti. Il primo è il non rispetto della professione di giornalista. “Spero che vengano i fascisti a spaccarvi le gambe” dixit Lele Mora nel febbraio scorso rivolgendosi a Corrado Formigli, inviato di Annozero, la trasmissione di Michele Santoro. Lele Mora, era accusato di favorire la prostituzione minorile e quando il giornalista gli chiedeva chiarimenti per la sua inchiesta, riceve minacce. Siamo nel 2011 e si parla ancora di gambizzazione. Ma la strategia della tensione è finita da circa 30 anni, no? Perché questa situazione? Semplicemente perché da anni il giornalismo si è imposto come il quarto potere del paese. E più si va avanti nel tempo, più i giornalisti assumono un ruolo di giustizieri. I giornali non sono più i pallidi mezzi di informazione di prima ma sono mezzi di denuncia, di inchieste che fanno paura perché hanno un peso importantissimo nell'opinione pubblica. E qui arriva il secondo aspetto. Come controllare l'opinione pubblica? Allontanando i giornalisti scomodi per il governo dai palinsesti televisivi. Un bel esempio è l'Editto Bulgaro (Sofia, 18/04/2002) “promulgato” da Berlusconi che affermava che Biagi, Santoro e Luttazzi facevano della tivù un uso criminoso. Ma chi sono i veri terroristi mediatici? I Minzolini, i Feltri e tutti quelli che nascono le Notizie con la “n” maiuscola, insisto. Altro fatto e poi mi fermerò su quel articolo perché bisognerebbe una vita per andare fin al fondo del problema; il giorno dopo dell'incontro a Roma tra Sarkozy e Berlusconi a proposito della Libia, il 27 aprile il giornale legato alla Lega Nord, La Padania titolava la sua prima pagina “Berlusconi s'inginocchia a Parigi”. Visibilmente Bossi ed i suoi compagni erano contrari al fatto che il Premier disse amen a tutte le proposte sarkoziane. E stranamente, questo articolo di Carlo Passera, ormai, si trova con difficoltà sul net. Inoltre, questa prima pagina non è stata caricata sulla prima pagina del sito della Lega, come lo fanno di solito... Avviene pure una strana “manutenzione” del sito de La Padania. La censura assalisce pure l'internet. “Tutti hanno diritto di manifestare liberamente il proprio pensiero dal momento che non sia contrario a quello della maggioranza.”

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/09/20/italia-paese-dei-diritti-non-umani-2%c2%b0parte/

politica interna
19 settembre 2011
Italia: paese dei diritti non umani [1° parte]

Art. 1.

L’Italia è una Repubblica democratica, fondata sul lavoro. La sovranità appartiene al popolo, che la esercita nelle forme e nei limiti della Costituzione.


Io avrei scritto “L'Italia è una Repubblica democratica fondata sui privilegi. La sovranità appartiene a chi ha i compagni in Parlamento”. C'è una parola di troppo nell'art.1 – lavoro – dal latino popolare “tripaliare” cioè “torturare”. Il problema in Italia è che la tortura viene dal fatto che manca il lavoro, manca la meritocrazia. Così possiamo affermare che l'Italia è bella ma sulle cartoline per i turisti. L'Italia è cattiva perché impedisce la realizzazione personale. E così i giovani lasciano in massa la madre Patria. La fuga dei cervelli non è un mito, è una tragica realtà italiana che porterà ad un ricambio generazionale a rischio fra qualche anno. I giovani sono il futuro del paese, ma in Italia sono una merce rara sprecata e fra qualche anno non ci sarà più nessuno per pagare le pensioni.


Art. 3.

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.


Perciò Carlo Giovanardi, il sottosegretario con delega alle Politiche della Famiglia, nell'aprile scorso reprimeva severamente la campagna pubblicitaria gay di Ikea che mostrava due uomini dandosi la mano con lo slogan “siamo aperti a tutte le famiglie”. Giovanardi dichiarava: “contrasta a gamba tesa contro la nostra Costituzione, offensivo, di cattivo gusto. L'Ikea è libera di rivolgersi a chi vuole e di rivolgere i propri messaggi a chi ritiene opportuno. Ma quel termine "Famiglie" è in aperto contrasto con la nostra legge fondamentale che dice che la famiglia è una società naturale fondata sul matrimonio, in polemica contro la famiglia tradizionale, datata e retrograda.” Però, Sergio Rovasio, segretario Associazione Radicale Certi Diritti, rispondeva ai propositi di Giovanardi dicendo: "frasi del genere potevamo sentircele dire da un qualche ministro del governo teocratico iraniano, o da un alcolizzato di osteria, non certo da un rappresentante del Governo italiano." Il Governo italiano deve essere più civile, meno medio-orientalizzato, rispettoso delle individualità e soprattutto non deve permettere la diffusione su certi giornali come Libero, di lettere diffondenti l'omofobia, come quella di Paolo Baro, un torinese che sosteneva il sottosegretario alla famiglia. Abbiamo (noi lettori civili) sospetti riguardando alla veridicità di questa lettera. Si pensa che sia stata una lettera mandata dalla stessa redazione per sostenere l'amico Carlo... Proseguo sul problema dell'omofobia poiché recentemente la legge “contro-omofobia” viene fermata dalla Camera perché considerata “incostituzionale”. Si deve riscrivere la prima frase dell'art.3 allora. A favore dello stop hanno votato Pdl, Lega, ex Responsabili ed Udc; contro Pd, Idv, Fli e Api. Dopo la proclamazione del risultato Paola Concia è intervenuta in Aula affermando che "la maggior parte del Parlamento, con tale decisione, ha scelto di stare dalla parte dei violenti e non delle vittime delle violenze e delle discriminazioni." Secondo Fabrizio Cicchitto, il capogruppo Pdl, “introdurre un trattamento giuridico specifico e differenziato accentuerebbe una diversità, sostanzialmente incostituzionale.” Ma la palma torna al ministro delle Pari Opportunità, Mara Carfagna (assunta al Parlamento grazie alla promozione Tv), che si è astenuta di votare! Che vergogna per una Repubblica che vuole promuovere la parità sociale degli individui.

http://borderlinemagazine.wordpress.com/2011/09/19/italia-paesi-dei-diritti-non-umani-1%c2%b0parte/

sfoglia
  
Cerca

Feed

Feed RSS di questo blog Reader
Feed ATOM di questo blog Atom
Resta aggiornato con i feed.

Curiosità
blog letto 33834 volte