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Pessimismo ideologico

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politica interna
6 dicembre 2011
Monti, la manovra lacrime e sangue

Mario Monti ha annunciato il suo drastico “decreto legge salva-Italia”, lunedì 5 dicembre a Roma. Il piano di austerità porta su oltre 20 miliardi d'euro. È il quarto piano adottato dall'Italia fin dall'inizio dell'anno. Complessivamente, i piani di austerità portano su circa 80 miliardi d'euro. Il Premier avvisa che “senza questo pacchetto l'Italia crolla, va in una situazione simile a quella della Grecia, paese per il quale abbiamo grande simpatia ma che non vogliamo imitare”.

La pessima condizione dell'Italia, quindi, richiede i sacrifici di ogni italiano e cosciente della durezza del suo piano di austerità, Monti ha deciso di rinunciare ai suoi stipendi di Premier e di ministro dell'Economia. L'altro aspetto della presentazione di questo pacchetto, è stato quello psicologico come lo ricordano le lacrime del ministro del Welfare Elsa Fornero, che a fatica annunciò le misure. Ma bisogna essere uniti e pensare all'avvenire, lo dichiara Monti: “L'Italia che stiamo disegnando è quella che dobbiamo consegnare ai nostri figli”. Poi, Monti proseguì spiegando il senso dei sacrifici : “Il dovere di tutti è essere fedeli all'Italia. Chiediamo sacrifici a tutte le componenti del paese. Non fare questi sacrifici, significa farne ben più gravi tra poche settimane, se non tra pochi giorni”. Siccome l'Italia è une paese europeo, il tema deve essere allargato all'Europa: “Il nostro contributo sarà decisivo per superare anche la crisi europea, che rischia di diventare sistemica. Al di fuori dell'euro ci sono la povertà e la stagnazione, l'isolamento e assenza di futuro per il paese e le giovani generazioni”. Queste parole sono importantissime perché dimostrano che finalmente qualcuno pensa per tutti noi. Certo la situazione è caotica, ma fra qualche anno, e speriamolo il più presto possibile, il bilancio sarà equilibrato e ognuno di noi, anziani o giovani, donne o maschi, potrà progettarsi e realizzarsi. Però, la realtà è che le 15-35 anni sono le generazioni sacrificate, ma non dobbiamo essere egoisti, lo sapevamo ma adesso non possiamo più rinnegarlo. Resta solo da agire in coscienza.

Nessuno sarà al riparo secondo il discorso del Premier: “La lotta all'evasione fiscale è una priorità, escludiamo la possibilità di condoni, che garantiscono gettito immediato, ma non funzionano sul lungo periodo. Vogliamo una fiscalità non punitiva, per le piccole imprese e le imprese individuali. La riduzione del debito pubblico è un'esigenza vitale e ogni deviazione rischia di far sprofondare in un abisso, l'esempio della Grecia è vicina”. Pure le infrastrutture non sono al riparo: “Il decreto prevede anche un pacchetto di interventi di carattere ordinamentale per sbloccare le infrastrutture”, precisa poi Monti, annunciando in aula alla Camera che “la riunione di domani del Cipe ha l'obiettivo di mobilitare 5,2 miliardi per sbloccare interventi”. E aggiunge infine: “L'Italia risanerà la propria economia quando riuscirà a spingere verso l'emersione vaste aree di economia sommersa, evasione ed elusione: a tal fine il decreto prevede un'azione sistematica di lungo periodo che parte da un'azione generale di uso di moneta elettronica e fatturazione elettronica”. Ma la riforma più controversa resta senza dubbio quella delle pensioni perché l'Italia è il caso particolare in cui le pensioni sono basate su un doppio sistema: quello della vecchiaia e quello dell'anzianità. Nel primo caso, la data di partenza sarà rimandata fin dal 2012 da 62 a 66 anni per gli uomini e da 60 a 62 anni per le donne. Nel secondo caso, occorrerà aver versato cotisazioni per 41 anni e 1 mese per le donne e per 42 anni per gli uomini al posto dei soliti 40 anni per i due. L'obbiettivo è di riuscire a sopprimere il regime basato sull'anzianità. Dunque, il soldo si ammonterà a seconda degli anni e fin dal 2012 le pensioni saranno gelate, tranne quelle inferiori a 960€. È una decisione che non soddisfa affatto Susanna Camusso, leader della CGIL che dichiara che queste misure non rispettano le realtà sociali. Inoltre, la tassa fondiaria abolita da Silvio Berlusconi nel 2008 sulla residenza principale sarà reintrodotta sotto una nuova forma. È una misura che riguarda l'80% degli italiani. Difatti, ormai la tassa sarà municipale di cui l'ammonto sarà calcolato rispetto ai redditi delle famiglie e al valore dei beni immobili, rivalorizzato uniformemente del 60%. Invece, le richieste del centrosinistra e dei sindacati a proposito delle imposizioni sulle grandi fortune non sono state sentite visto che Monti non prevede nessuna misura per i “ricchi”. La causa è il veto imposto dal Pdl, partito fortissimo al Parlamento che impedisce i tagli sulle grandi fortune. Tuttavia, una forma di contributo all'accelerazione della riduzione del debito pubblico sarà avviata tramite una tassa speciale che corrisponderà al 120% del PIB per chi possiede una macchina di lusso, uno yacht o un elicottero. Secondo l'associazione dei consumatori Adiconsum, le misure adottate nel 2011 costeranno circa 2890€ per ogni famiglia.

Tutto è stato pensato da Monti per raggiungere il pareggio nel 2013 ma essendo realista dice che sa già che questo piano non soddisfarà nessun partito. Difatti, la Lega Nord di Umberto Bossi in testa si presenta frontalmente opposto al piano Monti: “Mario Monti si è nominato eroe della salvezza in una guerra già persa dall'Italia. Il discorso di Monti non mi ha convinto: la manovra è da buttare, ci sarebbe bisogno di creare posti di lavoro, ma Monti non lo sa fare. Questo governo non ne è capace”. Pierluigi Bersani, leader del Pd, dal suo canto assume una posizione sfumata: “Condividiamo la filosofia della riforma del piano pensionistico. Però l'approccio a questa riforma deve essere meno duro. Noi abbiamo a cuore uno che è andato a lavorare quindici anni e che ha un salario e una pensione bassi, non gli si può chiedere di sopportare decurtazioni oltre un certo limite”. Pure il leader dell'Idv, Antonio Di Pietro, si pone contro: “Così com'è, noi la manovra non la votiamo. La respingeremo se non sarà corretta. Perché la reputiamo iniqua e ingiusta, da riscrivere in Parlamento. Questa manovra non soddisfa le esigenze di giustizia sociale. Presenteremo una contromanovra in alcuni punti che consentirà di far quadrare i conti lo stesso”. Infine, Nichi Vendola il presidente della regione Puglia definisce la manovra poco equa: “Non si può essere audaci nel colpire i poveri e timidi nel colpire i ricchi. Questo è insopportabile: gli interventi sulla ricchezza mi sembrano molto fumosi. Colpire gli scudati con un intervento dell'1,5% mi sembra un segnale di grande timidezza. Non bisogna essere degli scienziati di economia per capire che si tratta di una manovra quasi per intero sulle spalle del ceto medio-basso e dei pensionati”. Invece, Emma Marcegaglia, presidente della Confindustria, ha ritenuto “indispensabili le riforme annunciate”, rimpiangendo però l'aumento della pressione fiscale.

Non è quindi compito facile quello di Mario Monti ma l'esito può essere positivo a patto di essere tutti uniti nella sofferenza per ricrescere più forti. Adesso non tocca più “a loro” ma tocca “a tutti noi”.

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